Danilo Taino ha pubblicato sul Corriere della Sera un editoriale nel quale parla dei problemi legati all’invasione di decine di migliaia di migranti provenienti dal Marocco e che, in un confronto tra i ministri degli interni dei Paesi dell’Ue, ha visto l’Unione spaccata come non mai.
Scrive Taino: ”La drammatica invasione della stessa exclave spagnola da parte di 60 mila marocchini, nei giorni scorsi, sembra essere la continuazione dello sperimentato metodo di Rabat: mettere pressione su Madrid non con l’esercito ma con un fiume di migranti o apparenti tali. Probabilmente, anche questa volta l’irritazione del re del Marocco, Mohammed VI figlio di Hassan II, è una questione di egemonia regionale: la vicina Algeria sostiene formalmente il Fronte Polisario e Sánchez ha visitato Algeri lo scorso 20 luglio per ricucire un rapporto interrotto proprio sul caso Ghali del 2021”.
E prosegue: ”Migranti come armi per destabilizzare un Paese o per creare difficoltà a un governo considerato ostile e da punire: uno degli strumenti della guerra ibrida, della quale l’Europa sa qualcosa. La militarizzazione di masse di migranti è stata usata dalla Russia contro la Finlandia e dalla Bielorussia contro Lituania, Lettonia e Polonia. C’è chi ha sostenuto che la forza russa Wagner ha convogliato migliaia di rifugiati verso il Mediterraneo per cercare di destabilizzare Grecia e Italia. Un famoso precursore di questo sistema fu Fidel Castro che nel 1980 aprì il porto di Mariel e mandò 125 mila cubani a Miami, tra questi prigionieri per reati comuni e malati di mente. Il modello Fidel oggi fa scuola”.
Per concludere che: ”Sánchez ha anche deciso di essere eccentrico rispetto ai partner della Ue sulla questione della Difesa. Ha rifiutato di accettare il 5% di spesa nel settore come deciso dalla Nato. E nei confronti della Cina ha scelto la via della porta aperta mentre il resto della Ue sta discutendo una delle questioni vitali per l’economia del continente, cioè come contrapporsi alla straordinaria invasione di merci da parte di Pechino. Il rapporto con la Cina è uno dei temi più delicati e complicati, sui quali serve una grande unità nella Ue: per ora, Sánchez ha preferito stabilire un rapporto stretto con Xi Jinping, al quale ha fatto visita quattro volte negli scorsi quattro anni. In più, tra i partner europei ci sono divergenze su come il governo spagnolo ha approcciato la questione di Gaza, parlando di genocidio israeliano probabilmente per tenere in piedi il suo governo appoggiato dalle sinistre radicali”.
L’immigrazione come arma geopolitica (la guerra ibrida): l’autore richiama la storica “Marcia Verde” del 1975 e gli eventi del 2021 per spiegare come il Marocco utilizzi i flussi migratori verso le exclavi spagnole (come Ceuta) per esercitare pressione politica su Madrid. Questo fenomeno rientra nel concetto di guerra ibrida, analogamente a quanto fatto in passato da Fidel Castro a Cuba o più recentemente da Russia e Bielorussia ai confini europei.
L’errore strategico di Sánchez con l’Algeria: il premier spagnolo Pedro Sánchez ha cercato di riallacciare i rapporti con l’Algeria, storica rivale del Marocco sulla questione del Sahara Occidentale, scatenando la reazione di Rabat che ha allentato i controlli sui flussi migratori diretti in Spagna.
Le divergenze con l’Unione Europea sulle politiche migratorie: la scelta di Sánchez di regolarizzare mezzo milione di immigrati senza documenti ha creato forti tensioni con la maggioranza dei Paesi UE (compresa l’Italia, che ha sospeso Schengen verso Madrid). La gran parte degli Stati membri ritiene infatti che le sanatorie fungano da “effetto d’attrazione” (pull factor) per nuovi flussi verso l’Europa.
L’isolamento politico di Sánchez: l’atteggiamento della Spagna ha generato distacco dai partner europei anche su altri fronti strategici: il rifiuto di adeguarsi ai parametri di spesa NATO per la difesa, l’apertura verso la Cina in controtendenza con la linea UE e le posizioni assunte sul conflitto a Gaza.
Le conseguenze politiche: nel contesto della crisi di Ceuta, Sánchez si è trovato sostanzialmente isolato in Europa, trovando il sostegno prevalente del solo Emmanuel Macron, decisione che rischia peraltro di favorire internamente la destra di Marine Le Pen in Francia.
5 agosto 2026





