Sergio Fabbrini ha pubblicato su Il Sole 24 Ore un editoriale riguardo alla decisione del Consiglio europeo di sostenere l’Ucraina, un atto che, secondo l’autore, ha innescato due “paradossi integrativi” sfavorevoli alle posizioni sovraniste.
Rivela Fabbrini: ”La Commissione europea è incaricata di raccogliere novanta miliardi di euro nel mercato finanziario,emettendo titoli di debito i cui interessi saranno a carico del bilancio europeo. La quota del bilancio europeo relativa al prestito verrà garantita dai contributi di ventiquattro stati membri (per via dell’opt out di Ungheria, Cechia e Slovacchia). Per l’Italia, si tratta di un aggravio, come incremento del suo contributo al bilancio europeo, di circa dodici miliardi. Il debito per l’Ucraina segue i debiti che l’Ue ha già fatto per sostenere la disoccupazione durante la pandemia (SURE), per rilanciare le economie degli stati membri dopo la pandemia (Next Generation EU), per sostenere progetti industriali transnazionali nella difesa (SAFE). Nonostante le resistenze dei Paesi auto-definitisi “frugali”, il ricorso al debito comune si sta imponendo come una necessità per affrontare le sfide esistenziali dell’Ue. Poiché i novanta miliardi non saranno sufficienti per sostenere l’Ucraina nel prossimo biennio, l’Ue dovrà ricorrere ad un nuovo debito comune, debito che non potrà essere garantito da ulteriori contributi degli stati membri, visti i loro vincoli di bilancio. E’ vero che, a guerra conclusa, l’Ucraina potrà restituire il prestito ricevuto con i risarcimenti che la Russia dovrà pagarle per i danni prodotti dalla sua aggressione illegale. Ed è anche vero che, se ciò non avverrà, l’Ue potrà ricorrere, per rimborsarsi, ai fondi congelati in Europa (in Belgio in particolare) della Banca centrale russa. Fondi congelati su base permanente dal Consiglio europeo, con una decisione del 12 dicembre 2025, basata sull’Art. 122 del Trattato sul funzionamento dell’Ue (TFUE). Tuttavia, il ricorso ai fondi congelati della Russia incontrerebbe le stesse difficoltà registrate fino ad ora. Di qui, l’esito paradossale della decisione. Per sostenere i debiti europei sarà inevitabile dotare l’Ue di una sua autonoma capacità fiscale, distinta dai trasferimenti finanziari degli stati membri, destinata a rafforzarne l’autonomia decisionale, come non vorrebbero i sovranisti”.
Il contesto
In seguito al disimpegno finanziario degli Stati Uniti di Trump, l’Unione Europea è rimasta la principale sostenitrice dell’Ucraina. Il Consiglio europeo ha approvato un prestito senza interessi di 90 miliardi di euro per il biennio 2026-2027, finalizzato alla difesa e al mantenimento dell’apparato amministrativo ucraino.
I due paradossi dell’integrazione
1. Il paradosso del debito comune e della capacità fiscale
Per finanziare l’aiuto, l’UE ha scelto di emettere debito comune anziché utilizzare subito i fondi russi congelati (scelta caldeggiata dai governi vicini a Putin o Trump).
- Conseguenza: questo debito, garantito da 24 Stati membri (con l’uscita di Ungheria, Cechia e Slovacchia), si aggiunge ai precedenti strumenti nati durante la pandemia (SURE, Next Generation EU).
- L’effetto paradossale: poiché i contributi nazionali sono al limite, per sostenere i futuri debiti necessari l’UE sarà costretta a dotarsi di una propria capacità fiscale autonoma. Questo rafforzerà l’autonomia decisionale di Bruxelles, l’esatto opposto di quanto auspicato dai sovranisti.
2. Il paradosso della differenziazione istituzionale
La decisione è stata presa attivando una “cooperazione rafforzata” tra 24 paesi, permettendo ai tre governi sovranisti del gruppo di Visegrad di non partecipare al finanziamento e di lasciare intatti i capitali russi (favorendo così gli interessi di Putin e Trump).
- Conseguenza: si è creata una “Coalizione dei volenterosi” interna all’UE, speculare a quella esterna (che include il Regno Unito) per la sicurezza militare.
- L’effetto paradossale: spingendo per la differenziazione pur di mantenere i propri veti, i governi sovranisti hanno finito per auto-emarginarsi dai processi decisionali su questioni esistenziali (sicurezza e politica estera), accelerando un’integrazione a più velocità che li esclude dal nucleo centrale.
Conclusione
L’editoriale evidenzia come l’UE si ritrovi oggi sola (con il Regno Unito) a garantire la sicurezza del continente. Ironia della sorte, le resistenze sovraniste, nel tentativo di proteggere gli interessi nazionali o russi, hanno creato le condizioni politiche per una maggiore integrazione federale e per una leadership europea più autonoma.
26 dicembre 2025





