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Economia

L’America e quattro minacce

Mario Platero ha pubblicato sul Corriere della Sera un editoriale in cui scrive dei problemi cui va incontro l’economia Usa dal credito privato, bolla dell’ai, nuovi dazi e crisi in Iran potrebbero mettere alla prova i mercati americani e la crescita.

Scrive Platero: ”Ci sono quattro minacce che incombono sull’economia americana, separate ma sincrone, con il rischio di una sofferenza per Borsa e crescita se dovessero passare da un perimetro settoriale a un contagio sistemico. Le quattro variabili non sono cosa da poco e personaggi autorevoli come Jamie Dimon, ceo e presidente di JP Morgan, la più grande banca al mondo, hanno in varie occasioni richiamato l’attenzione su certe forme di esuberanza che in altri tempi, ma in circostanze simili, la geniale creatività del compianto Alan Greenspan definì «irrazionali».

E prosegue: ”Caso Google: giorni fa ha battuto per quasi tre volte i guadagni per azione, 9,12 dollari per azione contro gli attesi 2,88 dollari per azione. Sulla carta fantastico, eppure il titolo ha perso il 7%. Depurando i conti da aggressive operazioni di ingegneria finanziaria, il guadagno per azione era di soli 2,85 dollari per azione, al di sotto delle attese. Non solo, nel nuovo quadro di sobria prudenza, Google ha aumentato gli investimenti in conto capitale a 195/205 miliardi di dollari per l’anno in corso per tenere il passo con la crescita dell’Ai. In questo quadro instabile, che si estende al settore infrastrutturale, la Casa Bianca ha accusato le aziende cinesi di furti di know-how da Anthropic, ma sarà difficile provarli o invertire i progressi cinesi. Dopo la lunga euforia AI siamo entrati in sostanza in un periodo di riflessione, necessario e a questo punto dall’esito incerto. E anche se la guerra in Iran dovesse rientrare con un ritorno al tavolo negoziale o l’impatto delle nuove tariffe sarà minimo, le altre due variabili da sole, direct lending sovraesposto e settore hi-tech gonfiato, resteranno veicoli possibili per il passaggio da un perimetro di crisi settoriale a un contagio sistemico. Di questo ci si preoccupa, anche memori del 2007: nonostante i segnali di una crisi subprime si fossero visti già nella primavera, l’indice Dow Jones quell’anno stabilì un nuovo record ancora in ottobre. Fu l’ultimo prima della crisi”.

L’editoriale sostiene che sull’economia statunitense gravano quattro rischi distinti ma potenzialmente collegati, che potrebbero trasformare problemi settoriali in una crisi più ampia, con conseguenze per la crescita e per i mercati finanziari.

  1. Direct lending (credito privato non bancario) – è considerato il rischio più serio. Il settore è cresciuto rapidamente finanziando imprese attraverso fondi privati, ma alcuni operatori hanno già dovuto limitare i riscatti degli investitori per problemi di liquidità. Se emergessero insolvenze diffuse, le difficoltà potrebbero estendersi anche ai fondi di private equity e all’intero sistema finanziario.
  2. Valutazioni elevate del settore tecnologico e dell’AI – dopo anni di forte entusiasmo, il comparto mostra segnali di fragilità. Il caso SpaceX evidenzia una possibile sopravvalutazione, mentre i conti di Google hanno mostrato come risultati apparentemente brillanti possano nascondere criticità. Inoltre, la crescente competitività della Cina nell’intelligenza artificiale mette in discussione il predominio tecnologico statunitense.
  3. Nuovi dazi commerciali – le tariffe introdotte dall’amministrazione Trump rischiano di aumentare i costi e alimentare l’inflazione, complicando il quadro economico.
  4. Tensioni geopolitiche con l’Iran – l’escalation militare rappresenta un ulteriore elemento di instabilità che potrebbe incidere sui prezzi dell’energia e sull’inflazione.

Secondo Platero, inflazione persistente e possibile stretta monetaria della Federal Reserve dopo le elezioni potrebbero diventare il fattore scatenante di una correzione dei mercati.

Il messaggio finale è che, anche se Borsa ed economia americana continuano a mostrare resilienza, i rischi si stanno accumulando. I due elementi più preoccupanti restano il direct lending e la possibile bolla del settore AI: se dovessero deteriorarsi contemporaneamente, potrebbero innescare un effetto domino simile a quello che precedette la crisi finanziaria del 2007-2008, quando i mercati continuarono a salire nonostante i primi segnali di fragilità.

27 luglio 2026