Chiara Comai ha pubblicato su La Stampa un interessante e curioso articolo in cui mette in luce la condizione degli studenti plus-dotati (gifted), bambini e ragazzi con un alto potenziale cognitivo che, pur avendo capacità superiori alla media, spesso vivono un forte disagio scolastico. In Italia rappresentano circa il 5% degli studenti (circa 430.000), ma solo una minima parte viene riconosciuta ufficialmente.
Scriver Comai: ”Simona ha otto anni. Legge e scrive da quando ne ha quattro. A scuola finisce gli esercizi subito, legge libri pensati per ragazzi più grandi e agli adulti fa domande sull’origine dei numeri e sulla morte. Alcuni la definiscono «un piccolo genio» oppure «gifted», dotata. Lei, invece, quando entra in classe si sente un pesce fuor d’acqua. Tant’è che vorrebbe abbandonare la scuola”.
E ancora: ”«Non c’è una legge sulla plusdotazione – spiega –, il ministro Valditara ne ha proposta una, ma non è ancora stata approvata dalla Camera». Così, famiglie e scuole sono spesso costrette a orientarsi da sole, con il rischio che il riconoscimento della plusdotazione dipenda più dalla sensibilità del singolo docente che da un percorso strutturato. «Non si sa cosa fare, prevale il passaparola e famiglie e insegnanti sono disorientati – avverte Cavaletto –. Ma la scuola come istituzione pubblica dovrebbe avere il dovere di occuparsene».
La plus-dotazione non è considerata una disabilità e quindi non dà diritto al sostegno scolastico. Inoltre, manca una normativa specifica e un sistema nazionale di identificazione, per cui il riconoscimento dipende spesso dall’iniziativa di singoli insegnanti o delle famiglie. Un disegno di legge per favorire percorsi educativi personalizzati è stato approvato dal Senato, ma attende ancora il via libera della Camera.
Uno studio delle Università di Torino e Padova evidenzia che questi studenti rischiano isolamento, demotivazione e persino l’abbandono scolastico, perché la scuola fatica a riconoscere e valorizzare le loro caratteristiche. Alcuni, soprattutto le ragazze, arrivano a nascondere le proprie capacità (fenomeno del masking) per essere accettati dai compagni.
Le ricercatrici sottolineano che il problema non è la mancanza di capacità degli studenti, ma l’assenza di strumenti e linee guida per accompagnarli. La situazione è ancora più difficile per i bambini provenienti da famiglie con minori risorse economiche o con background migratorio, anche perché la valutazione specialistica può avere costi elevati.
L’articolo conclude che la soluzione non è aumentare la burocrazia, ma investire nella formazione degli insegnanti, nel supporto alle scuole e nella creazione di percorsi didattici personalizzati, affinché gli studenti plusdotati possano sviluppare il proprio potenziale senza sentirsi esclusi.
27 luglio 2026




