Luigi Ferrarella ha pubblicato sul Corriere della Sera un articolo nel quale evidenzia le contraddizioni del presidente americano quando parla di ”lavoro forzato” per argomentare che 60 economie (Ue compresa), da cui arriva circa il 99,4% delle importazioni Usa, vadano colpite con dazi perché, non vietando legalmente le importazioni di beni prodotti.
Scrive Ferrarella che Donald sembra un po’ una marionetta dei padroni delle big tech Usa e pretende che: ”vadano colpite con dazi perché, non vietando legalmente le importazioni di beni prodotti con il lavoro forzato, permetterebbero ai produttori stranieri di abbattere i costi e danneggiare le aziende statunitensisanzionate per aver violato la concorrenza o non pagato le tasse, ha rispolverato dal 1930 la definizione legale di «lavoro forzato» nella sezione 307 del «Tariff Act»”
E prosegue: ”La Caddell Construction, l’appaltatore americano che in partnership con il colosso turco Enka realizza le sedi diplomatiche statunitensi in giro per il mondo, un dirigente turco e uno indiano da 40 giorni in carcere per il caporalato quotidiano ai danni di operai indiani convogliati da un’agenzia di Nuova Delhi. Rientra abbastanza nella sezione 307 del «Tariff Act» del 1930?”
- L’iniziativa di Trump sui dazi: il presidente americano Donald Trump, per reazione alle sanzioni ed alle tasse imposte dall’Unione Europea ai giganti tech statunitensi, ha rispolverato la definizione di “lavoro forzato” contenuta nella sezione 307 del Tariff Act del 1930.
- La motivazione economica: secondo un’indagine del rappresentante al Commercio Jamieson Greer, circa 60 economie (inclusa l’UE) andrebbero colpite da dazi poiché, non vietando le importazioni di beni prodotti con lavoro forzato (es. cotone dello Xinjiang, riso del Myanmar, tabacco del Malawi), permetterebbero di abbattere i costi a danno delle imprese americane.
- Il paradosso del Consolato USA a Milano: l’autore sottolinea l’ipocrisia della misura evidenziando un caso emblematico proprio in casa americana: il cantiere da 200 milioni di dollari per il nuovo consolato USA a Milano.
- Le condizioni di sfruttamento nel cantiere:
- Sistematico “caporalato” ai danni di operai indiani reclutati da un’agenzia di Nuova Delhi.
- Turni di 12 ore al giorno con paga di 1,50 – 1,91 euro all’ora.
- Obligo di lavorare anche se febbricitanti, feriti o appena dimessi dall’ospedale.
- Trattenute forzate sullo stipendio per cibo e alloggio, condotte intimidatorie, umiliazioni e minacce di rimpatrio.
- I provvedimenti giudiziari: il cantiere è finito in “controllo giudiziario”. La Caddell Construction (appaltatore americano in partnership con il colosso turco Enka) e due dirigenti (uno turco e uno indiano) sono stati arrestati per caporalato.
In conclusione: l’articolo mette in luce l’evidente contraddizione tra il rigore morale ed economico sventolato dall’amministrazione Trump sui dazi internazionali e le gravi violazioni dei diritti dei lavoratori tollerate proprio nella costruzione di una sua sede diplomatica.
27 luglio 2026





