Milena Gabanelli e Simona Ravizza nel loro Data Room, pubblicato sul Corriere della Sera, sostengono che il sistema delle assicurazioni sanitarie integrative in Italia sia cresciuto rapidamente — da 11 a 21,6 milioni di assicurati in dieci anni — ma senza regole sufficienti a proteggere i cittadini, e con coperture spesso molto meno ampie di quanto gli utenti credano.
Dicono Gabanelli e Ravizza: ”Nel 66% dei casi le polizze coprono visite ed esami già previsti dal Servizio sanitario, ma con tempi più rapidi; solo il 33% riguarda prestazioni escluse, prevalentemente odontoiatriche. Le coperture assicurative si dividono in tre grandi gruppi: il primo coinvolge 13,1 milioni di persone coperte da fondi sanitari legati ai contratti collettivi e agli ordini professionali. Il costo medio della polizza è di 159 euro l’anno, con un aumento di 25 euro rispetto al 2021. Il secondo gruppo riguarda 3,9 milioni di lavoratori con polizze aziendali, il cui costo medio è di 120 euro l’anno, 32 in più rispetto al 2021. Per i dipendenti di entrambi i gruppi, le polizze sono spesso utilizzate per facilitare le trattative sindacali e compensare aumenti salariali insufficienti rispetto alla crescita dei prezzi. Infine il terzo gruppo: 4,6 milioni di persone che hanno polizze individuali, con un costo medio di 361 euro, ma che può arrivare fino a 3.600 assicurando rimborsi più alti sulle prestazioni effettuate. Un mercato che complessivamente vale 4,4 miliardi”.
E ancora: ”Intanto le compagnie assicurative stanno entrando direttamente nella gestione sanitaria attraverso l’acquisto di strutture. Nel dicembre 2022 Unipolsai acquista il Centro Medico Santagostino, una rete di 46 poliambulatori presenti in Lombardia, Emilia-Romagna, Liguria e Lazio. Nel giugno 2024 Generali crea con il Gruppo San Donato una società per aprire 100 ambulatori entro il 2030, dichiarando una «partnership strategica al servizio del Paese» . Nel febbraio 2026 Reale Mutua acquisisce l’80% di Lifenet Healthcare, attiva in 5 regioni con 16 ambulatori, 4 cliniche oculistiche e 5 ospedali accreditati con il Ssn, tra cui il Policlinico Casilino a Roma”.
I punti centrali dell’inchiesta sono questi:
- Le assicurazioni servono soprattutto a evitare le liste d’attesa del Servizio sanitario nazionale, non a coprire cure “extra”: nel 66% dei casi rimborsano visite ed esami già previsti dal Ssn, solo più velocemente. Solo un terzo delle prestazioni riguarda cure escluse dal pubblico, soprattutto dentistiche.
- La maggior parte degli assicurati (78%) ha polizze collettive legate al lavoro o ai contratti nazionali, molto economiche perché pagate in parte dai datori di lavoro. Proprio per questo, però, le coperture sono limitate:
- obbligo di usare strutture convenzionate;
- autorizzazione preventiva dell’assicurazione;
- franchigie e quote a carico del paziente;
- tetti annuali di rimborso;
- premi che aumentano con l’età.
- L’articolo mostra esempi concreti:
- con Unipol/Unisalute un ricovero fuori rete può lasciare migliaia di euro a carico del paziente;
- il Fondo Est pone limiti molto bassi sulle cure oncologiche rispetto ai costi reali delle terapie.
- Un problema importante è che le polizze aziendali spesso cessano con la pensione: pochissimi riescono a mantenerle, e solo pagando premi molto più alti.
- Le autrici criticano anche il forte sostegno fiscale pubblico al sistema:
- sgravi contributivi per le aziende;
- deduzioni e detrazioni fiscali;
- costo complessivo stimato in 1,7 miliardi l’anno per lo Stato.
In pratica, una parte consistente della sanità privata viene indirettamente finanziata con soldi pubblici.
- Un altro tema centrale è il conflitto d’interessi crescente: le compagnie assicurative stanno comprando cliniche, poliambulatori e ospedali. Questo significa che chi vende la polizza diventa anche chi eroga le cure. Secondo l’inchiesta, ciò rischia di spingere verso:
- contenimento dei costi;
- riduzione delle prestazioni;
- selezione delle cure più redditizie;
- minore tutela del paziente.
- Le autrici sostengono che il sistema privato stia crescendo approfittando delle difficoltà del Ssn e lasciando al pubblico i pazienti più complessi e costosi.
- La conclusione è una critica politica più ampia: mentre il sistema pubblico arretra, si favorisce un modello sanitario misto sempre più orientato al mercato, senza sufficienti controlli su qualità, appropriatezza delle cure e aumento futuro dei prezzi delle polizze – 18 maggio 2026





