Goffredo Buccini ha pubblicato sul Corriere della Sera un editoriale in cui prende lo spunto da delle riflessioni di Michel Rocard di dieci anni fa. I politici oggi mancano di visione e imprimono alle loro azioni un eccesso di visibilità, un maniacale presentismo, con l’urgenza di stare sulla notizia e commentarla senza nemmeno capirla: questa miscela tossica, generata dalla rivoluzione digitale, stava entrando allora e sarebbe entrata con sempre più prepotenza sulla scena, vellicando, talvolta creando, le varie tribù social. Il tribalismo è infatti il terzo spigolo di un triangolo che ha racchiuso la nostra sfera pubblica in un paradosso, rendendola illimitata.
Scrive Buccini: ”Qualsiasi ubriaco da tastiera può avere l’ambizione/illusione di interloquire direttamente col Papa o col presidente degli Stati Uniti. Al tempo stesso questa dimensione collettiva s’è fatta angusta, con le sue «camere dell’eco» e la sua polarizzazione (gli algoritmi tendono a rinchiuderci dentro aree omogenee, rafforzandoci nelle nostre convinzioni e tagliando fuori i pareri in dissenso)”.
E aggiunge: ”Qualcosa di nuovo, verrebbe da dire davvero di «alieno», sembra crescere tra cittadini ormai addomesticati dai richiami tribali o anestetizzati dall’impossibilità di incidere su decisioni impattanti nelle loro vite. Cinzia Sciuto spiega su Micromega come le «oligarchie digitali» (Musk, appunto, ma anche Peter Thiel e altri capitani avventurosi di Silicon Valley) stiano non solo condizionando ma colonizzando dall’interno lo Stato, secondo una visione che, in nome della prevalenza della tecnica, nega il bilanciamento democratico dei poteri e la natura stessa della democrazia liberale. La trasformazione che s’intravede è transumana e, dunque, ostile all’umana dignità. Abbastanza da avere attirato l’attenzione di Leone XIV nella sua potentissima enciclica”.
La diagnosi: “presentismo” e vuoto di visione
L’articolo prende le mosse da un’intuidazione del 2016 del politico francese Michel Rocard: la classe politica, travolta dall’urgenza del tempo e dalla mancanza di momenti da dedicare alla lettura e alla meditazione, ha smesso di inventare e di proporre un vero progetto sociale. La rivoluzione digitale ha poi esasperato questa dinamica, creando una miscela tossica tra:
- Presentismo: l’ansia e la necessità di commentare qualsiasi notizia in tempo reale, spesso senza averla prima approfondita o compresa.
- Eccesso di visibilità: la ricerca spasmodica del consenso immediato tramite dichiarazioni “usa e getta”.
Il triangolo tossico della sfera pubblica
La sfera pubblica digitale è diventata illimitata ma al contempo angusta e polarizzata, basandosi su tre fattori interconnessi:
- Illusione di interazione: chiunque può credere di interloquire direttamente con le grandi personalità mondiali.
- Camere dell’eco (echo chambers): gli algoritmi dei social network isolano le persone in aree omogenee, rafforzandone i pregiudizi ed eliminando il dissenso.
- Tribalismo e radicalizzazione: il dibattito politico e sociale viene ridotto a uno scontro tra “tifosi e odiatori” (come dimostrano i casi di cronaca italiani citati), annullando ogni complessità, sfumatura o analisi delle cause profonde.
Un fenomeno globale: I tecno-oligarchi e Trump
Questa spaccatura non riguarda solo l’Italia, ma investe l’intero Occidente:
- L’uso dei social come amplificatori: figure come Elon Musk soffiano sul fuoco delle tensioni sociali con un semplice post per influenzare l’opinione pubblica e attaccare le istituzioni.
- Donald Trump come epifenomeno: ha trasformato la semplificazione e la provocazione (tramite messaggi brevi e diretti sui social) in uno strumento di consenso politico per parlare direttamente alla propria “tribù” (i Maga).
- Il populismo: i movimenti populisti/sovranisti annullano il processo tradizionale della politica (studio, riflessione, deliberazione) facendo leva sulle passioni anziché sulla ragione.
La nuova minaccia: L’infiltrazione oligarchica
L’editoriale evidenzia un pericolo ulteriore che si affaccia all’orizzonte: la penetrazione delle “oligarchie digitali” di Silicon Valley all’interno delle strutture dello Stato. Questa visione spinge verso una prevalenza della tecnica che mina i bilanciamenti democratici e la democrazia liberale stessa, indirizzandoci verso una trasformazione “transumana”.
La possibile via d’uscita
Per uscire da questo decennio segnato dalle bolle informative e dalle notizie false, non servono slogan, ma occorre:
Ricostruire un rapporto di fiducia tra cittadini e istituzioni.
Ripristinare l’idea di un destino condiviso.
Ripartire da un sano riformismo dei piccoli passi (evocato dalla metafora di Rocard del “riparare le cassette delle lettere” per salvare un quartiere), privilegiando l’agire concreto alla propaganda d’impatto.
25 luglio 2026





