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Editoriali

L’Europa più sola senza lo scudo Usa

L’ambasciatore Ettore Sequi ha pubblicato su La Stampa un editoriale in cui sostiene che, ormai, l’Unione Europea deve fare conto esclusivamente sulle sue forze. I vecchi alleati degli Stati Uniti lo stanno, ogni giorno, sperimentando con Trump: la protezione Usa non può più essere data per scontata. La sicurezza americana e quella degli alleati in Europa, Medio Oriente e Asia non coincidono più automaticamente.

Scrive Sequi: ”Per ottant’anni l’Occidente ha avuto una certezza: nel momento decisivo, l’America ci sarebbe stata. Oggi quella certezza si è incrinata. Il problema non è che l’America non difenderà l’Europa. È che l’Europa non è più certa che lo farà. La deterrenza dipende dalla certezza dell’alleato e dall’incertezza dell’avversario. Oggi aumenta l’incertezza dell’alleato e la certezza dell’avversario. È in questa zona grigia che la Russia mette alla prova l’Europa, per misurare quanto può spingersi oltre prima di una risposta. Droni, sabotaggi, cyberattacchi, interferenze e disinformazione servono a testare quel limite. Mosca non deve provocare una guerra: le basta capire cosa l’Occidente tollera senza reagire”.

E continua: ”Il collasso delle vecchie certezze crea un effetto domino globale: l’Europa scopre la sua fragilità militare, il Golfo la sua vulnerabilità energetica e strategica e l’Asia l’incertezza della deterrenza americana. Tre teatri diversi, un unico problema: la fine della sicurezza per procura. Nuovi accordi inter-regionali si affiancano alle alleanze tradizionali. Dalla geopolitica dell’incertezza nasce la geopolitica della ridondanza: più centri di sicurezza, capacità militari e alternative strategiche, per non dipendere da un unico garante”.

1. La fine della “sicurezza per procura” e la dipendenza vulnerabile

L’inizio della solitudine strategica: gli ultimi avvenimenti internazionali (attacchi Houthi che minacciano la flotta e le rotte commerciali) e le dichiarazioni di leader globali confermano che la dipendenza strategica genera vulnerabilità.

La certezza incrinata: per ottant’anni l’Occidente ha contato sulla garanzia assoluta dell’intervento americano. Oggi, con Donald Trump come catalizzatore di un processo già avviato, la protezione degli Stati Uniti non può più essere data per scontata.

2. L’incertezza della deterrenza nei vari teatri globali

In Europa (il fronte russo): la deterrenza richiede certezza degli alleati e incertezza degli avversari; attualmente accade il contrario. In questa “zona grigia”, la Russia testa la reazione dell’Europa tramite droni, cyberattacchi, sabotaggi e disinformazione.

Nel Golfo: il principio “petrolio in cambio di sicurezza” è in crisi. Le basi USA offrono protezione, ma rischiano anche di attrarre attacchi. Di conseguenza, le monarchie diversificano le proprie alleanze (es. l’Intesa della Mecca con Turchia, Arabia Saudita e Pakistan).

In Asia: Paesi come Giappone, Corea del Sud, Filippine e Taiwan affrontano il dubbio su un eventuale disimpegno americano, mentre Pechino osserva questa ambiguità come un’opportunità strategica.

3. Dalla geopolitica dell’incertezza alla “geopolitica della ridondanza”

La questione nucleare: i dubbi sulla copertura dello scudo USA riaprono il dibattito sull’arma atomica e sul rafforzamento della deterrenza autonoma in Europa (Parigi, Londra, Berlino, Varsavia), Asia (Seul, Tokyo) e nel Golfo.

Moltiplicazione dei centri di sicurezza: non viviamo in un mondo senza America, ma in un’era in cui l’America non è più l’unico garante. I Paesi tendono alla “ridondanza”: creano più reti e capacità strategiche alternative per non dipendere da un unico attore.

4. La sfida per l’Europa

L’urgenza del tempo: per l’Unione Euroea, l’obiettivo prioritario è sviluppare in tempi brevi una propria autonomia industriale, tecnologica e militare prima che l’incertezza diventi un limite strutturale.

Si compie il passaggio dal “Secolo Americano” a un’era in cui la sicurezza non ha più un solo pilastro. Non un mondo senza America, ma in cui l’America non è più l’unico garante. Per l’Europa la partita è costruire autonomia industriale, tecnologica e militare prima che l’incertezza diventi strutturale.

Ma il tempo è la variabile più scarsa: la solitudine strategica è già il presente che non abbiamo ancora imparato a governare.

19 settembre 2026