Massimo Franco ha pubblicato sul Corriere della Sera un editoriale nel quale parla della bocciatura dell’emendamento sulle preferenze, che, sicuramente, rappresenta un segnale da non trascurare. Non è un semplice incidente di percorso, come sottolineano esponenti autorevole della maggioranza di governo. Segna una battuta d’arresto ascrivibile per intero alla maggioranza presieduta da Giorgia Meloni. E sottolinea le difficoltà di tenuta di una coalizione di destra che finora non aveva dato segni di cedimento: nemmeno su temi estremamente divisivi come la politica estera e il sostegno all’Ucraina.
Scrive Franco: ”La premier aveva rivolto un invito agli avversari a «metterci la faccia», senza usare il voto segreto per cercare di metterla in difficoltà: un appello caduto nel vuoto, anche perché le opposizioni sapevano che il «no» alla riforma elettorale è uno dei pochi argomenti sui quali riescono a dimostrare un simulacro di unità. Ma visto quello che è successo nell’aula di Montecitorio, si potrebbe maliziosamente pensare che l’esortazione di Meloni fosse indirizzata anche ad alleati che avevano manifestato un’evidente ostilità nei confronti delle preferenze”.
E prosegue: ”Il tema è come superare un incidente che incrina la fiducia reciproca e rischia di rinfocolare le polemiche seguite alla sconfitta nel referendum sulla giustizia del marzo scorso. Non sarà facile. A caldo, ieri sera si parlava di tentazioni di crisi di governo, di possibili dimissioni di una premier esasperata da segnali di disfacimento della sua coalizione. Alle opposizioni non pare vero potere additare le crepe di una maggioranza in apparenza imbattibile; e di nascondere dietro lo schermo del voto alla Camera le profonde ambiguità e contraddizioni che la mostrano divisa sulla politica estera, sull’economia, sulle candidature a Palazzo Chigi”.
L’incidente parlamentare: la bocciatura dell’emendamento sulle preferenze rappresenta la prima vera battuta d’arresto per la maggioranza di Giorgia Meloni, evidenziando crepe in una coalizione di destra finora apparsa unita anche su temi divisivi.
Il ruolo degli alleati e i franchi tiratori: nonostante il compromesso formale raggiunto a Palazzo Chigi, il voto segreto ha visto l’azione decisiva di “franchi tiratori”. Il partito della premier ha sottovalutato quanto il tema delle preferenze fosse percepito da Lega e Forza Italia (e dai rispettivi leader Salvini e Tajani) come una minaccia per la propria sopravvivenza politica.
Il rischio di una crisi: l’episodio mina la fiducia interna e riaccende le tensioni dopo la sconfitta nel referendum sulla giustizia dello scorso marzo, alimentando le opposizioni e voci su possibili dimissioni della premier. L’autore definisce però “un abbaglio” e un atto di resa l’ipotesi di una crisi di governo, considerata pericolosa sia per lo scenario internazionale instabile, sia per il traumatico passaggio parlamentare che ne deriverebbe.
Il monito finale: l’incidente dimostra che né le riforme elettorali né i premi di maggioranza possono garantire la stabilità se non si risolvono i problemi interni alle coalizioni (un discorso che vale anche per il centrosinistra e il M5S). Franco invita sia il governo sia le opposizioni ad abbandonare la propaganda e il populismo per adottare un rapporto più autentico e maturo con il Paese.
15 luglio 2026





