Da qualche tempo nell’entourage del presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, si va prospettando l’eventualità di una candidatura del Tycoon per un terzo mandato alla Casa Bianca. La risposta breve è che dal punto di vista legale si tratta di un’impossibilità costituzionale, mentre dal punto di vista politico è una via di mezzo tra provocazione retorica, battuta di spirito e strategia comunicativa.
1. Il muro invalicabile della Costituzione
Sul piano giuridico, la strada per un terzo mandato è sbarrata. Il 22° Emendamento della Costituzione degli Stati Uniti (ratificato nel 1951) recita espressamente:
“Nessuna persona potrà essere eletta alla carica di Presidente più di due volte.”
Per poter ricandidare Donald Trump alle elezioni del 2028 bisognerebbe abrogare o modificare la Costituzione. Questo richiederebbe:
- Il voto favorevole dei due terzi di entrambe le Camere del Congresso.
- La ratifica da parte di almeno 38 Stati su 50.
In un Paese profondamente polarizzato come gli Stati Uniti, raggiungere queste percentuali è praticamente impossibile.
2. Le presunte “scappatoie” (e perché non funzionano)
Nel dibattito politico sono state ipotizzate alcune opzioni per aggirare il limite, ma gli esperti di diritto costituzionale le ritengono infondate:
- Candidarsi come vicepresidente: l’idea prevedeva la candidatura di Trump come Vice di un fedelissimo (es. J.D. Vance), che dimettendosi subito dopo l’elezione gli cederebbe la presidenza. Il 12° Emendamento, tuttavia, chiarisce che chiunque sia ineleggibile alla carica di Presidente non può essere eletto neanche come Vicepresidente.
- Presidenza ad interim / linea di successione: anche ipotizzare ruoli alternativi per poi subentrare scontra la medesima incompatibilità costituzionale.
3. Cosa ha detto davvero Donald Trump?
Le voci nascono direttamente dalle dichiarazioni e dal comportamento dello stesso Trump, caratterizzati da continua ambiguità:
- Provocazioni e battute: in numerose occasioni (comizi, interviste e persino eventi ufficiali), Trump ha scherzato con i suoi sostenitori chiedendo se dovesse correre per “otto o nove anni”, evocando slogan come “Trump 2028” o sostenendo che “molti glielo chiedono”.
- Ridimensionamenti smentiti: in altri contesti più formali, ha ridimensionato le uscite dichiarando che rispetterà la Costituzione, affermando che non si candiderà nel 2028 e che il suo obiettivo è completare un mandato forte per poi passare il testimone a un altro esponente repubblicano.
Perché se ne parla continuamente?
Gli analisti politici evidenziano due motivi principali per cui questo tema viene periodicamente alimentato:
- Evitare l’effetto “Lame Duck” (Anatra zoppa): negli USA, un Presidente al secondo mandato rischia di perdere rapidamente peso politico poiché tutti sanno che non potrà ripresentarsi. Mantenere aperta l’ipotesi — anche solo in via teorica — aiuta a mantenere alta l’attenzione e a esercitare pressione su alleati e avversari.
- Guerra psicologica ed elettorale: è uno stile di comunicazione collaudato: stuzzicare i media, provocare gli avversari democratici e mobilitare la propria base elettorale con gadget e slogan.
In sintesi: non c’è alcuna possibilità legale che Trump possa svolgere un terzo mandato a Costituzione invariata; l’intera vicenda appartiene al campo della retorica e della provocazione politica.
25 luglio 2026
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