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Editoriali

La battaglia del testosterone

Massimo Gramellini prende carta e penna e ironizza sulle recenti dichiarazioni del Segretario della Difesa americano, Pete Hegseth, definito scherzosamente “ministro della Guerra” e paragonato a una caricatura del sergente di Full Metal Jacket. Hegseth ha proposto l’introduzione di un test annuale obbligatorio per misurare i livelli di testosterone dei soldati (donne incluse), caldeggiando una terapia ormonale per chiunque aspiri a fare carriera.

Scrive Gramellini: ”Un giorno scopriremo chi scrive i testi a Trump e ai suoi satelliti della Trumposfera, ma forse recitano a braccio, lasciandosi ispirare dal pregiudizio del momento“.

E prosegue: ”Il ministro Hegseth è convinto che solo i maschi siano in grado di dare battaglia ai musi gialli, neri, groenlandesi (i nemici dell’America cambiano a ogni conferenza stampa), ma soprattutto agli smidollati”.

Secondo il ministro, infatti, solo i «maschi altamente performanti» sarebbero in grado di combattere i nemici dell’America (che cambiano continuamente) e soprattutto gli “smidollati”. Gramellini evidenzia come questa visione nostalgica e machista rimandi a un’epoca passata, in cui la mascolinità era associata unicamente alla forza bruta e ai muscoli.

L’autore conclude con due sferzate ironiche:

Ricorda che i leggendari trecento spartani delle Termopili — spesso presi a modello di virilità bellica — erano in prevalenza gay, un dettaglio storico che rischierebbe di mandare in crisi le idee rigidamente conservatrici del ministro.

Sottolinea il paradosso di un leader militare che, in un’epoca in cui le guerre moderne si combattono tecnologicamente con i droni, preferisce concentrare le sue energie a “combattere i pelandroni” e a misurare gli ormoni.

17 luglio 2026