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Editoriali

I faziosi e il buon senso

Antonio Polito ha pubbicato sul Corriere della Sera un editoriale in cui sostiene che la crescente polarizzazione politica italiana ha prodotto una pericolosa divisione anche sul tema della sicurezza: il centrodestra tende a schierarsi con le forze di polizia e contro la magistratura, mentre la sinistra difende i magistrati e guarda con sospetto all’operato delle forze dell’ordine. Questa contrapposizione, secondo l’autore, indebolisce lo Stato e la sua capacità di garantire ordine e legalità.

Scrive Polito: ”I casi del gioielliere condannato per duplice omicidio in Piemonte e dell’uomo di origini marocchine rimasto morto sul selciato di Bologna dopo una colluttazione con due agenti, sono i perfetti esempi di questo pericoloso tentativo di dividere gli apparati dello Stato in buoni e cattivi. Di polarizzarli: l’uno a destra, l’altro a sinistra. Con l’esito di indebolire nel complesso la forza repressiva dello Stato nei confronti di chi delinque. E di consegnare la più delicata delle funzioni della Repubblica alla partigianeria politica e alla conflittualità elettorale. Una delle ragioni per cui — a nostro avviso — è molto meglio che al Viminale resti un prefetto, nell’ultimo anno di legislatura, piuttosto che ci vada un leader di partito, con l’inevitabile intento di trarne consenso”.

E prosegue: ”E chi ancora si attarda a distinguere i «pacifici» dai «violenti» in manifestazioni organizzate con lo scopo evidente della sedizione, basti l’interpretazione autentica del leader storico del movimento No Tav, l’ottantenne Guido Fissore, il quale ha nettamente escluso che si possa distinguere tra innocui manifestanti e teppisti: «Siamo tutti black bloc — ha detto — quello che è accaduto lì l’abbiamo fatto tutti: siamo tutti responsabili». Tutti hanno assaltato i cantieri, insomma: chi di persona e chi con il cuore. Tanta sincerità meriterebbe forse una riflessione bipartisan, per rinunciare una volta tanto a litigare su un punto che dovrebbe essere, esso sì, pacifico: se non è possibile processare chi assalta un cantiere con il cuore, si potrebbe però impedire che il cuore e la molotov si incontrino in luoghi e in occasioni dove non potranno che incendiare qualcosa. Se non si mette fine insieme alle reciproche ipocrisie, sia la parte politica che «sta coi poliziotti» sia quella che «sta coi magistrati», ne vedremo altre di occasioni così. E prima o poi qualcuno si farà male sul serio”.

Prendendo spunto dai casi del gioielliere condannato in Piemonte e della morte di un uomo durante un intervento della polizia a Bologna, Polito critica la tendenza a trasformare vicende giudiziarie in scontri ideologici. A suo giudizio, polizia e magistratura dovrebbero essere considerate istituzioni complementari dello Stato, non strumenti della contesa politica.

L’editoriale evidenzia inoltre la scarsa efficacia della risposta dello Stato alle recenti violenze di piazza, come quelle legate ai No Tav e agli scontri di Bologna, osservando che sia gli arresti sia le successive misure giudiziarie sono stati limitati. Polito invita entrambi gli schieramenti politici a fare autocritica e a superare le rispettive “ipocrisie”.

L’autore richiama anche il rispetto dello Stato di diritto, ricordando che la giustizia si amministra nei tribunali e non nelle piazze. Contestare il funzionamento delle istituzioni senza comprenderne i meccanismi, sostiene, alimenta sfiducia e confusione.

La conclusione è un appello a ricostruire il “buon senso” sul ruolo dello Stato e sul monopolio dell’uso legittimo della forza. Per Polito, contrastare l’impunità e rafforzare la fiducia nelle istituzioni democratiche è essenziale per evitare derive autoritarie e la ricerca dell'”uomo forte” come risposta ai problemi della società.

30 luglio 2026