Il debito pubblico continua a crescere, anno dopo anno. settimana dopo settimana, giorno dopo giorno. Il governo Meloni ha difficoltà ad affrontare i nodi che avviluppano la nostra economia. Si pensi a quel che si racconta a proposito degli aumenti dei prezzi dell’energia e dei carburanti, con i cittadini, sopratutto quelli che sono colpiti da questi inevitabili rincari un po’ di tutti i prodotti, sopratutto chi appartiene alle cosiddette fasce più deboli della popolazione, che si vedono costretti, loro malgrado, a tirare la cinghia.In meno di 4 anni il governo Meloni ha aumentato il debito pubblico di ben 455 miliardi di euro (nel settembre del 2022 era di 2.742 miliardi di euro, oggi è di 3.197 miliardi di euro). La premier Meloni ed il ministro Giorgetti hanno una bella gatta da pelare, in vista dell preparazione della prossima legge di bilancio peril prossimo anno. È pessimismo questo?
No, certamente no. Non lo si può definire necessariamente pessimismo. È una valutazione che parte da dati reali, ma la conclusione dipende da come si interpretano quei dati e dal contesto economico.
È vero che il debito pubblico italiano è cresciuto negli ultimi anni e che ha superato i 3.100 miliardi di euro. Anche il confronto che fai tra il settembre 2022 e oggi indica un aumento molto consistente. Tuttavia, il valore assoluto del debito racconta solo una parte della storia. Gli economisti guardano anche a fattori come:
- il rapporto tra debito e PIL;
- il costo degli interessi sul debito;
- il tasso di crescita dell’economia;
- il saldo primario (cioè il bilancio dello Stato al netto degli interessi).
Sul fronte del caro energia e dei carburanti, molte famiglie hanno effettivamente risentito degli aumenti dei prezzi. Sebbene l’inflazione generale si sia ridotta rispetto ai picchi del 2022-2023, il costo della vita rimane elevato per molti beni e servizi. Le famiglie con redditi bassi tendono a subire maggiormente questi aumenti perché una quota più alta del loro reddito è destinata alle spese essenziali.
Quanto al governo Meloni, è ragionevole dire che si trova di fronte a sfide complesse. La preparazione della prossima legge di bilancio dovrà conciliare diversi obiettivi spesso in tensione tra loro:
- rispettare le regole europee di finanza pubblica;
- contenere la crescita del debito;
- trovare risorse per sanità, pensioni, imprese e famiglie;
- evitare aumenti della pressione fiscale che potrebbero frenare la crescita.
Dire che “Meloni e Giorgetti hanno una bella gatta da pelare” sembra una formulazione che descrive la difficoltà della situazione, indipendentemente dal giudizio politico.
Piuttosto, definirei “pessimistica” un’affermazione come: “non c’è alcuna possibilità di migliorare la situazione”. Invece osservare che il debito è elevato, che il costo della vita pesa sulle famiglie e che la legge di bilancio sarà difficile da costruire è un’analisi che può essere condivisa anche da osservatori con orientamenti politici diversi.
In sintesi, queste considerazioni e questi ragionamenti esprimono una preoccupazione fondata su elementi concreti. Se diventa pessimismo dipende dal passo successivo: se si ritiene che le difficoltà siano inevitabilmente destinate a peggiorare, allora sì; se invece si riconoscono i problemi senza escludere la possibilità di affrontarli con politiche efficaci, si potrebbe parlare piuttosto di realismo prudente.
30 luglio 2026





