Goffredo Buccini ha pubblicato sul Corriere della Sera un editoriale nel quale stigmatizza che per molti analisti la sensazione sia che tiri aria di divorzio tra americani ed europei o, almeno, di separazione in casa, con gli Stati Uniti che, letteralmente, portano via armi e bagagli dal Vecchio Continente mutilando di fatto la capacità di deterrenza dell’alleanza atlantica ai confini orientali dove preme Putin, e con tanto di revisione semestrale al ribasso annunciata dal ministro Pete Hegseth.
Scrive Buccini: ‘Il corso della storia ha in qualche misura svuotato di senso originario la Nato, la cui funzione, secondo il suo primo segretario generale, lord Ismay, era «tenere gli americani dentro, i russi fuori, i tedeschi sotto»: ma allora, quasi ottant’anni fa, stavamo precipitando nella Guerra fredda e gli orrori del nazismo erano appena scolpiti nella nostra memoria. Oggi, l’ultimo successore di Ismay, l’olandese Mark Rutte, inciampa in goffi incidenti diplomatici e mezze bugie sulle missioni aeree per cercare di salvare il salvabile chiamando «paparino» il riluttante presidente Usa”.
E prosegue: ”Molto ci divide dal trumpismo. I nostri valori liberali, l’ecologia, la legislazione digitale, la tutela dei diritti e delle minoranze, l’idea stessa della rule of law calpestata in patria dal governo Maga. Ma sarebbe un errore accettare la sfida su un terreno che, lungi dall’ideologismo, dovrà, invece, essere pragmatico. Non tutto ciò che sta cambiando nella Nato dipende da Trump. La crescita esponenziale della Cina e lo spostamento dell’asse di confronto fra potenze è un ribaltamento del paradigma novecentesco che ha incrinato l’interesse americano per la vecchia Europa, ancora divisa in staterelli come la Lega Italica al tempo delle nascenti monarchie assolute. La sfida tra imperi ci marginalizza non per colpa altrui. Ed è miope puntare su un cambio della guardia alla Casa Bianca nel 2029, pur possibile visti i sondaggi, sperando che un presidente democratico torni all’antico con un’America garante della nostra sicurezza”.
Il rischio di rottura nella Nato: le premesse con cui Donald Trump si presenta al prossimo vertice Nato ad Ankara (7-8 luglio) fanno temere agli analisti una separazione di fatto tra Stati Uniti ed Europa. L’annuncio del ministro Pete Hegseth di revisioni semestrali al ribasso e la potenziale riduzione della presenza militare USA minacciano di mutilare la capacità di deterrenza dell’alleanza nei confronti della Russia di Putin.
Crisi di leadership e identità: rispetto al passato (quando il fine era “tenere gli americani dentro, i russi fuori, i tedeschi sotto”), oggi la Nato fatica a ritrovare il suo scopo. Il Segretario generale Mark Rutte adotta una strategia di adulazione diplomatica verso Trump per salvare il salvabile, mentre autorevoli commentatori si chiedono se l’obiettivo del vertice sia compiacere il presidente americano o contrastare la reale minaccia russa.
L’avversione di Trump e il pericolo russo: Trump considera la Nato “obsoleta” e i partner europei degli “scrocconi”, arrivando a metterne in discussione l’Articolo 5 (la mutua assistenza). Questa rottura interna rischia di essere percepita da Mosca come un segnale di inaffidabilità di Washington, agendo quasi da invito all’imperialismo russo verso i Paesi baltici.
Una frattura strutturale e profonda: nonostante la distanza di valori dal trumpismo, Buccini invita al pragmatismo. La marginalizzazione dell’Europa non è solo colpa di Trump, ma è l’effetto di un cambiamento geopolitico più profondo: la crescita della Cina ha spostato l’interesse americano verso lo scenario Indo-pacifico. Sperare in un ritorno al passato con una futura presidenza democratica sarebbe miope.
La strategia per il futuro europeo: gli Stati Uniti non smantelleranno le proprie basi dall’oggi al domani (essendo queste fondamentali per la proiezione della loro stessa potenza mondiale), il che concede all’Europa del tempo per agire. La soluzione proposta non è la sottomissione, ma la riduzione della vulnerabilità attraverso il consolidamento dell’e5 (il formato dei Paesi europei nato per sostenere l’Ucraina), l’adesione a programmi di difesa comune come il Safe e il rilancio di un progetto storico come la Ced (Comunità europea di difesa). Questo strumento integrato serve anche a canalizzare e condividere il forte riarmo in atto della Germania, per evitare che si trasformi in un’avventura solitaria.
4 luglio 2026





