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Editoriali

Sui social anche gli adulti sono «a rischio»

Elena Meli ha pubblicato sul Corriere della Sera, un articolo nel quale scrive che secondo uno studio americano, il 74 per cento . dei pensionati utilizza regolarmente un social network. L’esposizione quotidiana può generare frustrazione, una caduta dell’autostima e pure sintomi di ansia e depressione. Un uso appropriato può aiutare però ad avere informazioni e a creare persino senso di comunità.

Dice Meli: «Esistono i nonni-influencer, ma l’uso assiduo dei social non è paragonabile alle relazioni vere perché nasconde rischi nuovi, che neppure chi ha più esperienza e ha vissuto per lo più in un’era analogica è preparato ad affrontare. «Anche in adulti e anziani l’esposizione quotidiana alle vite filtrate e ideali degli altri può generare frustrazione, una caduta dell’autostima e pure sintomi di ansia e depressione», sottolinea Vita. «Senza contare il pericolo della dipendenza: lo “scrolling” dei contenuti che espone continuamente a qualcosa di diverso è gratificante per il cervello, così il rischio è restare “agganciati” e sviluppare una nuova forma di isolamento da pigrizia digitale. Non si esce più, non si cercano contatti reali perché quelli virtuali sono più comodi; non ci si accorge neanche di perdere qualcosa perché sembra di rimanere connessi al mondo, ma si vive una vita parallela che non arricchisce allo stesso modo perché è molto più ripetitiva. Gli algoritmi social sono fatti per riflettere chi siamo e rispondere ai nostri bisogni, non per stimolarci o portarci a esplorare le novità inattese, quelle in cui è inevitabile imbattersi con gli incontri che abbiamo nella realtà, “non filtrati” dalle impostazioni dei social».

E prosegue: ”Negli adulti sono presenti poi altri correlati negativi dell’iperconnessione social: «Per esempio con il passare degli anni tendono a dormire di meno; se alla sera si trascorre un bel po’ di tempo sullo smartphone scorrendo reel e post, questo non solo ruba ore di sonno ma porta a riposare peggio, perché la luce dello schermo interferisce con la qualità del sonno», fa notare lo psichiatra”.

La diffusione dei social tra i pensionati: secondo il rapporto 2025 dell’American Association of Retired Persons, il 74% dei pensionati utilizza regolarmente i social media (con il 60% che accede a Facebook almeno una volta al giorno e la metà che vi trascorre minimo un’ora quotidiana). Anche per gli adulti e i senior il tempo viene progressivamente assorbito da reel e conversazioni online.

I potenziali benefici: Antonio Vita, presidente della Società Italiana di Psichiatria, spiega che la tecnologia è uno strumento il cui impatto dipende dall’uso che se ne fa. Un utilizzo appropriato può facilitare il reperimento di informazioni difficili da trovare (ad esempio per patologie rare), alleviare l’isolamento e creare un senso di comunità. Uno studio su Nature (condotto su quasi 90mila over 50 in 23 Paesi) conferma che Internet aiuta a mantenere i legami con i familiari lontani, mentre un’altra indagine statunitense rileva che postare contenuti fa sentire le persone over 60 più “capaci” e partecipi.

I rischi per il benessere mentale: l’uso assiduo nasconde insidie a cui anche gli adulti e gli anziani non sono preparati. L’esposizione quotidiana alle vite ideali e filtrate altrui può generare frustrazione, calo dell’autostima, ansia e depressione. Inoltre, lo scrolling continuo rischia di creare dipendenza e una forma di isolamento da “pigrizia digitale”, in cui si evitano i contatti reali preferendo la comodità di quelli virtuali. Questa vita parallela risulta tuttavia ripetitiva: gli algoritmi riflettono solo chi siamo senza stimolarci verso novità inattese, tipiche degli incontri reali non filtrati.

Gli impatti su sonno e cognizione: con il passare degli anni l’iperconnessione porta a dormire meno e peggio, poiché l’uso serale dello smartphone ruba ore di riposo e la luce dello schermo ne compromette la qualità. Di giorno, l’esposizione continua a notifiche e messaggi riduce l’attenzione e l’efficienza cognitiva, peggiorando le prestazioni lavorative. Infine, la velocità dei social alimenta l’impulsività e l’irritabilità, mentre la valorizzazione delle relazioni reali aiuterebbe a rallentare i ritmi quotidiani.

5 luglio 2026