Goffredo Buccini ha pubblicato sul Corriere della Sera un articolo in cui analizza quello che l’autore definisce il “sonno della ragione” degli europei, una sorta di torpore psicologico che impedisce di prendere atto della fine di un’epoca di pace garantita. Buccini mette in guardia contro l’illusione che la prosperità e la sicurezza degli ultimi ottant’anni siano la norma, quando invece rappresentano un’eccezione storica.
Afferma Buccini: ”Il sonno della ragione degli europei è turbato talvolta da qualche fastidioso rumore di fondo. A novembre, davanti a un solenne consesso di sindaci, il capo di stato maggiore francese Fabien Mandon ha varcato una linea rossa della nostra intorpidita psicologia di massa: i figli. Se non siamo pronti a «perderli» per difendere ciò che siamo, la nostra dimensione collettiva è a rischio: «Ci manca la forza di carattere per accettare la sofferenza», s’è azzardato a dire”.
E ancora: ”Certo, possiamo crederlo ancora. Come diceva Giovanni Sartori riguardo ai «cieco-pacifisti», basta chiudere gli occhi e sperare che il nemico scompaia. Putin fa di tutto per confermarsi nel ruolo di babau, in verità. Ma ha ragione lo storico liberale Robert Kagan quando spiega la nostra attitudine con ciò che potremmo chiamare l’equivoco della normalità: «Diamo per scontato il grado di pace e di prosperità di cui abbiamo goduto negli ultimi ottant’anni. E pensiamo sia la norma. La norma è in realtà molto più simile a come era il mondo prima del 1945. E non credo che le persone siano pronte». Qui sta la nostra debolezza”.
Ecco i punti salienti dell’analisi:
- Il tabù della difesa e il rifiuto della realtà: Buccini cita le reazioni indignate del mondo politico (dagli estremi in Francia ai populisti in Italia) di fronte alle parole di alti ufficiali come il generale Mandon e l’ammiraglio Cavo Dragone. I militari hanno evocato concetti come il sacrificio per la difesa collettiva o la necessità di una difesa informatica proattiva, venendo bollati come “cassandre belliciste” da un’opinione pubblica che non vuole sentir parlare di guerra.
- L’impreparazione europea: vengono riportati i moniti del cancelliere tedesco Friedrich Merz e del ministro Guido Crosetto: l’Europa non è più in pace, ma non è pronta a difendersi. Dopo decenni di tagli alla Difesa, i Paesi europei scoprono di essere vulnerabili. La Germania sta approntando piani di emergenza per un’eventuale aggressione russa entro il 2029.
- Il fattore Trump e l’isolazionismo americano: l’autore sottolinea il rischio che Donald Trump, entro il 2027, possa abbandonare l’Europa e la NATO, assecondando gli interessi di Putin o seguendo un miope isolazionismo. Questo lascerebbe l’Europa sola a fronteggiare la Russia.
- La propaganda e il bipolarismo dell’opinione pubblica: esiste una narrazione strumentale che oscilla tra due estremi: considerare la Russia una “tigre di carta” (quindi non pericolosa) o un mostro invincibile con l’atomica (che non va contrariato). Entrambe le visioni servono, secondo Buccini, a giustificare l’inutilità del riarmo e la fine del sostegno all’Ucraina.
- La perdita della memoria del dolore: con la scomparsa delle generazioni che hanno vissuto la Seconda Guerra Mondiale (come Kennedy o Macmillan), si è persa la consapevolezza della sofferenza della guerra, rendendo più probabile il ritorno di conflitti traumatici.
- Conclusione: di fronte all’obiettivo di Putin di riportare la NATO ai confini pre-1997 e al possibile disimpegno americano, chiudere gli occhi è giudicato “puerile”. Se l’Occidente dovesse frammentarsi a causa delle politiche di Trump e Putin, l’Europa dovrà fortificarsi per diventare l’unico spazio rimasto a difesa delle democrazie liberali. 8 dicembre 2025








