Angelo Panebianco ha pubblicato sul Corriere della Sera un editoriale nel quale accenna a due tipi di critici sulle guerre culturali in corso nel mondo. I primi si appellano alle «promesse non mantenute», i secondi considerano le nostre libertà un’ipocrita coperta per nascondere dominio e sfruttamento. Accuse da Hollywood, autorevoli università e mezzi di informazione, senza riconoscere però gli aspetti positivi.
Scrive Panebianco: ”Nell’antioccidentalismo occidentale sembra possibile distinguere due filoni. Il primo è quello dei delusi: citano le «promesse non mantenute» dell’Occidente, lo scarto fra la realtà, con tutte le sue imperfezioni, e l’ideale (occidentale) di una società pienamente libera, rispettosa della dignità umana, senza plateali ingiustizie. Nonché capace di diffondere libertà, pace e benessere nelle altre aree del mondo. Essi enumerano i fatti che mostrano la lontananza della realtà dall’ideale. Si può replicare che la «società perfetta» non esiste, non è mai esistita, e che, a questo mondo, si tratta di scegliere il meno peggio. La società occidentale ha tante volte esercitato la violenza contro altre società? Certamente sì”.
E prosegue: ”Fra gli anti-occidentali (è il secondo filone) ci sono poi gli irrecuperabili. Sono le «personalità autoritarie», quelli che vogliono un capo che decida per tutti, che considerano le libertà occidentali un’ipocrita coperta che nasconde rapporti di dominio e sfruttamento. Sono quelli a cui va benissimo un regime in cui i dissidenti finiscano in galera, vengano torturati o volino giù dalle finestre. Tanto, essi pensano, ciò non può capitare a loro. Loro, se un tale regime si affermasse, parteciperebbero, applaudendo, alle adunanze oceaniche promosse dal capo. Abbandonando al loro destino gli irrecuperabili, si può concludere in questo modo”.
1. La contraddizione dell’antioccidentalismo
Panebianco parte da due riflessioni legate all’attualità:
- L’Afghanistan: a cinque anni dal ritiro statunitense, il Paese è ricaduto sotto l’oppressione e la barbarie del regime talebano. Giornalisti ed esperti ricordano come, durante la presenza occidentale, la società stesse rinascendo (le bambine andavano a scuola, c’era maggiore libertà). Se l’Occidente fosse solo “fonte di ogni nefandezza”, come mai la sua occupazione viene oggi rimpianta?
- I Balcani: la Serbia onora Ratko Mladić, ma fu proprio l’intervento militare della NATO nel 1999 (a cui partecipò l’Italia con il governo D’Alema) a porre fine ai massacri di inermi.
Questi esempi dimostrano che l’Occidente non ha prodotto solo “infamie”, ma anche risultati positivi. Ciononostante, l’antioccidentalismo radicale è ampiamente diffuso in patria (da Hollywood all’accademia, fino ai media), spingendo molti occidentali a simpatizzare per autocrazie e regimi spietati (Putin, Hamas, i pasdaran) solo perché nemici dell’Occidente.
2. I due filoni della critica all’Occidente
Secondo Panebianco, chi critica l’Occidente in modo sistematico si divide in due categorie:
- I “delusi” (recuperabili):
- Si appellano alle “promesse non mantenute” e sottolineano lo scarto tra gli ideali occidentali (libertà, giustizia, pace) e la realtà imperfetta.
- L’autore replica che la “società perfetta” non esiste e che la violenza ha caratterizzato tutte le civiltà della storia; tuttavia, questo non deve oscurare il valore delle libertà individuali di cui godiamo.
- Anche la narrazione secondo cui l’Occidente avrebbe “affamato” il resto del mondo è smentita dai dati sulla globalizzazione: negli ultimi decenni, la crescita economica dei Paesi Brics ha superato il PIL del G7.
- Gli “irrecuperabili” (personalità autoritarie):
- Considerano la democrazia e le libertà occidentali come un’ipocrita copertura per il dominio e lo sfruttamento.
- Preferiscono un regime autoritario con un leader forte che decida per tutti, tollerando o desiderando la repressione dei dissidenti.
3. Il criterio di valutazione finale
Posto che esisterà sempre uno scarto tra gli ideali e la realtà, Panebianco suggerisce un metodo semplice per valutare se il modello occidentale sia o meno preferibile ad altri: porsi la domanda diretta su in quale regime si preferirebbe vivere se si fosse costretti a scegliere tra una democrazia occidentale e un’autocrazia.
5 settembre 2026





