Beppe Severgnini ha pubblicato sul Corriere della Sera un editoriale nel quale si sofferma su una questione non propriamente banale e si chiede se i ricchi diventano sempre più ricchi, e i poveri sempre più poveri, cosa accadrà? La domanda è necessaria e drammatica, perché tutte le rivoluzioni partono da uno squilibrio insostenibile. E non sono mai graduali: a un certo punto, la gente non ce la fa più. E reagisce.per offrirti una panoramica chiara e immediata del suo pensiero.
Scrive Severgnini: ”C’è un luogo dove concentrare la nostra attenzione: gli Stati Uniti d’America, che restano — per ora — il laboratorio dell’Occidente. Il divario tra gli ultraricchi e il resto della popolazione ha raggiunto dimensioni mai viste. In un giorno il Ceo di una S&P 500 (le maggiori società quotate a Wall Street) guadagna quanto un suo impiegato in un anno. Gli Usa ospitano 1.135 billionaires, il cui patrimonio collettivo supera i 5.700 miliardi di dollari. In sostanza, un migliaio di individui controlla più ricchezza della metà degli americani più poveri, circa 170 milioni di persone”.
E aggiunge: ”La middle class perde terreno. Negli Usa le spese per beni essenziali — casa, sanità e istruzione — crescono a un ritmo tre volte superiore rispetto all’inflazione generale. Le agevolazioni per le grandi imprese e i grandi patrimoni hanno alleggerito la pressione fiscale sui capitali rispetto al lavoro dipendente, il boom di Wall Street ha arricchito solo chi possiede titoli e azioni. L’incomprensibile attacco militare all’Iran ha aumentato i prezzi, la frustrazione e l’ansia. E mentre in Europa, in fondo alla discesa, c’è una rete (assistenza sociale, sanità pubblica), negli Stati Uniti si apre il baratro”.
Per concludere: ”Alcune circostanze aiutano: grandi patrimoni trovano rifugio in Italia; turisti stranieri senza apparenti limiti di spesa, espulsi da destinazioni turistiche diventate rischiose, si riversano nel nostro Paese. Frotte di ultraricchi vengono a sposarsi in Italia (Roma, Venezia, Toscana, Capri, Taormina, lago di Como). Essere una ricercata location (sic) per matrimoni va bene. Ma non può diventare la rappresentazione nazionale”.
1. Il laboratorio americano e lo squilibrio insostenibile
Severgnini parte dagli Stati Uniti, descritti come il “laboratorio dell’Occidente”, dove il divario tra i super-ricchi e il resto della popolazione ha raggiunto livelli record.
- I numeri del divario: un migliaio di miliardari controlla più ricchezza della metà più povera del Paese (circa 170 milioni di persone). Un CEO di Wall Street guadagna in un giorno quanto un suo impiegato in un anno.
- La classe media affonda: mentre i costi dei beni essenziali (casa, sanità, istruzione) crescono a un ritmo triplo rispetto all’inflazione, le agevolazioni fiscali favoriscono i capitali rispetto al lavoro dipendente. A differenza dell’Europa, negli USA manca una rete di salvataggio sociale.
2. L’indifferenza dei “Mega-Ricchi” e il rischio di esplosione
I grandi oligarchi del tech e della finanza (Musk, Zuckerberg, Bezos, ecc.) non sembrano preoccupati da questa distorsione sociale.
- Finora sono stati protetti da Donald Trump, capace di canalizzare il risentimento popolare verso altri bersagli (gli immigrati, le guerre culturali woke).
- Tuttavia, Severgnini evidenzia segnali di pericolo: persino una figura della destra populista come Tucker Carlson si dice preoccupato per una possibile esplosione sociale, citando il caso di Luigi Mangione (l’attentatore del CEO di un’assicurazione sanitaria) diventato quasi un “eroe nazionale” per l’opinione pubblica frustrata.
3. Il riflesso in Italia: l’ipnosi collettiva del lusso
L’Italia non rischia un’esplosione immediata, ma si trova su un “pendio scivoloso”.
- La realtà economica: negli ultimi trent’anni l’economia italiana è rimasta ferma (crescita del PIL inferiore all’1%). I salari medi annuali (20-30 mila euro) sono nettamente inferiori alla media UE (39 mila) e a quelli di Francia e Germania (sopra i 60 mila). Quasi la metà degli italiani fatica a pagare casa e spese sanitarie.
- La sottomissione culturale: nonostante la povertà crescente, si sta insinuando una pericolosa “ipnosi collettiva”. Verso l’esibizione sfacciata della ricchezza e del lusso (amplificata dai social) c’è un atteggiamento servile e accondiscendente. Il modello americano basato sull’adulazione del ricco e sulla rassegnazione del povero sta penetrando nella mentalità comune.
4. L’appello finale: ritrovare la “misura italiana”
L’Italia sta diventando una meta dorata per i matrimoni e le vacanze degli ultraricchi stranieri, ma questo non può diventare l’identità del Paese. Pur non essendoci all’orizzonte leader politici che imitano lo stile sfacciato di Trump, bisogna resistere a questa deriva estetica e culturale.
Il messaggio chiave: Per far sì che il nostro modello di convivenza resista, è vitale difendere la classe media. Il vero punto di forza dell’Italia nel mondo non deve essere l’eccesso volgare o l’esibizionismo, bensì la “misura sorridente”, la grazia e la capacità di condividere.
4 giugno 2026





