Massimo Gramellini, sul Corriere della Sera, nel suo Caffè, usa l’ironia per commentare il ruolo pubblico assunto da Camelia Mihailescu, moglie del generale Roberto Vannacci. Lo spunto è un video in cui la donna brinda all’“amico Vladimir”, episodio che per l’autore rivela due aspetti della politica contemporanea: da un lato la trasformazione della comunicazione politica in una successione di scenette e contenuti social sempre più lontani dalla tradizionale solennità; dall’altro la percezione che, dietro l’immagine pubblica di Vannacci, vi sia un’influenza importante della moglie.
Scrive Gramellini: ”A volte viene quasi il sospetto che Vannacci vagheggi il ritorno del patriarcato mediterraneo per sottrarsi al giogo di un matriarcato del Mar Nero. Ma l’uomo è intelligente e gli starà benissimo così. Il problema, semmai, riguarda i nostalgici che lo osannano: con due lauree, una carriera brillante, un carattere spigliato e persino una vena sarcastica, Camelia si direbbe il tipo di donna che piace più agli elettori degli altri partiti che a quelli di suo marito. E comunque, se a casa Vannacci si fanno le primarie, io voto per lei”.
Gramellini descrive Camelia come una figura forte, colta e determinata, attribuendole un ruolo decisivo nella costruzione dell’immagine e delle idee del marito. Con tono scherzoso contrappone il “patriarcato” evocato da Vannacci a un presunto “matriarcato del Mar Nero”, suggerendo che il generale possa essere guidato da una personalità femminile molto autorevole.
La conclusione è volutamente paradossale: secondo l’autore, le qualità di Camelia – due lauree, una carriera professionale, spirito e ironia – potrebbero risultare più apprezzate da un elettorato diverso da quello di Vannacci. E chiude con una battuta: se nella famiglia Vannacci si facessero delle primarie, lui voterebbe per lei.
5 settembre 2026





