Massimo Gramellini nella sua rubrica quotidiana sul Corriere della Sera riflette sulla reazione brutale di Donald Trump alla morte del regista Rob Reiner, utilizzandola come spunto per un’analisi culturale più ampia sulla nostra epoca.
Dice Gramellini che ”Sarebbe persino rassicurante liquidare le condoglianze aggressive di Trump — quelle in cui «saluta» il regista ucciso mortificandolo e dileggiandolo — come un nuovo genere letterario riferibile soltanto a lui. Trump unisce brutalità e ottusità, un mix difficilmente riscontrabile nello stesso essere umano, ma non è un cavaliere solitario“
Donad Trump interpreta, esasperandolo, lo spirito di un’epoca che ha dichiarato guerra alla gentilezza e considera la buona educazione una forma di ipocrisia. Il rispetto dovuto ai morti, per esempio: avversari politici compresi. Davanti alla testa mozzata di Pompeo, Cesare ebbe un moto di ribrezzo e parole di solidarietà per il nemico assassinato
Ecco i punti chiave della sua analisi:
La fine della pietas
Gramellini osserva come Trump incarni un mix di brutalità e ottusità che rompe con una tradizione millenaria di rispetto per i defunti. Cita l’esempio storico di Giulio Cesare che, pur essendo nemico di Pompeo, provò ribrezzo e solidarietà davanti alla sua uccisione. Un tempo, la morte imponeva il silenzio o il rispetto; oggi sembra non bastare più a placare l’odio politico.
La guerra alla gentilezza
L’autore sostiene che Trump non sia un caso isolato, ma l’interprete estremo di uno spirito del tempo che:
- Considera la buona educazione come una forma di ipocrisia.
- Ha dichiarato guerra alla gentilezza, vista come un valore arcaico e fasullo.
- Rifiuta la mediazione formale in nome di una presunta “sincerità” aggressiva.
La politica del rancore
Secondo Gramellini, questo atteggiamento nasconde un profondo senso di inferiorità e vittimismo. Per i “trumpiani nell’animo”, la morte non azzera i conflitti:
- Se il defunto era un alleato, il dolore viene ostentato in modo teatrale e rabbioso.
- Se era un avversario, scatta il dileggio o la colpevolizzazione (l’idea che il defunto “se la sia cercata” a causa delle sue idee).
Il concetto centrale: per figure come Trump, il defunto smette di essere un essere umano degno di rispetto e rimane esclusivamente un nemico da colpire anche dopo la scomparsa.
17 dicembre 2025





