Goffredo Buccini ha pubblicato sul Corriere della Sera un editoriale nel quale rivela che, per il secondo anno consecutivo Freedom House, una ong americana che monitora lo stato di salute della democrazia, ha classificato i territori orientali e meridionali dell’Ucraina occupati dai russi come i posti meno liberi al mondo, superando così la Striscia di Gaza. Zero diritti politici, zero libertà di espressione, detenzioni segrete, leggi antiterrorismo contro dissidenti e minoranze religiose.
Scrive Buccini: ”«La Russia sta deliberatamente cambiando la composizione etnica al fine di distruggere una cultura o alterare gli equilibri politici a favore di un altro gruppo», sostiene il rapporto. La missione Onu per il monitoraggio dei diritti umani ha identificato almeno sedici leggi russe che colpiscono gli ucraini. La scrittrice Lily Hyde spiega su Politico che le scuole insegnano la versione russa della storia, instillano valori russi, l’uso della lingua ucraina è punito come «estremismo»; il passaporto russo è indispensabile per lavorare o curarsi: ma, una volta ottenuto, espone gli ucraini all’accusa di tradimento della patria (russa)”.
E prosegue: ”Il doppio standard ha avuto effetti assai rilevanti nel dibattito pubblico. Generando, innanzitutto, una grave confusione tra aggressori e aggrediti. All’Ucraina, invasa su larga scala nel 2022, è stata apposta sin dall’inizio l’insidiosa etichetta di belligerante «per procura». Si assumeva cioè che fosse la longa manus occidentale contro Mosca. Persino un sant’uomo come papa Francesco finì con lo spiegare la criminale aggressione di Putin sostenendo che la Nato s’era spinta ad «abbaiare alle porte della Russia». Meno misericordiosa e assai ideologica, invece, parte dell’intellighenzia e della politica (soprattutto a sinistra) ha bollato Zelensky e i suoi come fantocci di Washington. Ai terroristi di Hamas, colpevoli del massacro di 1.200 israeliani e del sequestro di 250 ostaggi, è stato, viceversa, concesso sin dall’inizio una specie di bonus resistenziale. Sì, la strage nei kibbutzim e al Nova Festival era orribile, ma la considerazione veniva sempre corredata da un «tuttavia…». Persino il segretario generale delle Nazioni Unite, Guterres, ha sentito a suo tempo il bisogno di relativizzare i fatti del 7 ottobre, affermando che non fossero «caduti nel vuoto» (qualificandoli cioè come una risposta all’occupazione israeliana dei Territori). La reazione di Israele nella Striscia, fuori misura finanche per un conflitto «asimmetrico», e le crescenti violenze dei coloni in Cisgiordania hanno completato in questi tre anni un quadro nel quale antisionismo e antisemitismo hanno finito per saldarsi in un grumo pericoloso per la nostra convivenza, come dimostrano le crescenti aggressioni a membri delle comunità ebraiche nelle nostre città”.
1. La fotografia della realtà: il report di Freedom House
Secondo il rapporto di Freedom House, i territori dell’Ucraina occupati dai russi sono attualmente classificati come i luoghi meno liberi al mondo, persino al di sotto della Striscia di Gaza. Nei territori occupati si registrano zero diritti politici e civili, detenzioni segrete, “russificazione” forzata nelle scuole e un cambio della composizione etnica volto ad annullare la cultura ucraina.
2. Il doppio standard della sensibilità occidentale
Nonostante queste atrocità, Buccini evidenzia una netta sproporzione nella reazione dell’opinione pubblica e delle piazza occidentali:
- Per la Palestina: abbiamo assistito a una mobilitazione di massa continua e corale (“Free Palestine”).
- Per l’Ucraina: la solidarietà nei confronti degli ucraini sottomessi al dominio russo è stata decisamente più debole e tiepida, nonostante i loro patimenti vadano avanti almeno dal 2014 con la prima aggressione in Crimea.
- L’asimmetria su Gaza: Si nota anche come, per anni, ci sia stata scarsa attenzione per la popolazione di Gaza sotto la dittatura di Hamas, mentre ci si è mobilitati massicciamente solo dopo la reazione militare di Israele.
3. La confusione tra aggressori e aggrediti
Questo doppio standard ha alterato il dibattito pubblico, ribaltando i ruoli morali e politici:
- In Ucraina: L’aggredito (l’Ucraina) è stato spesso descritto come un “fantoccio di Washington” o un attore belligerante “per procura”, arrivando persino a giustificare l’aggressione di Putin con l’idea della Nato che “abbaiava alle porte della Russia”.
- A Gaza: all’aggressore (Hamas, responsabile del massacro del 7 ottobre) è stato accordato un “bonus resistenziale”, relativizzando l’eccidio come risposta all’occupazione israeliana.
- Antisemitismo: la risposta sproporzionata di Israele e le violenze dei coloni hanno poi alimentato un pericoloso grumo tra antisionismo e antisemitismo in Occidente.
4. Illusioni di pace e perdita della memoria
Di fronte al disordine globale e alle crescenti minacce da parte di Russia e Iran, la reazione di molti in Occidente è il disarmo o l’equidistanza ideologica:
- Si invoca il disarmo, il pacifismo e la trattativa ad ogni costo con un aggressore (Putin) che non ha mai dimostrato di voler davvero trattare.
- Si confonde un pacifismo di facciata con la resa. Buccini cita il politico francese Marcel Déat, che nel 1939 chiedeva “Morire per Danzica?” pur di non affrontare Hitler e finì poi per collaborare con i nazisti.
Conclusioni: Il ciclo dell’oblio
Richiamando la teoria ciclica di Strauss e Howe (The Fourth Turning), l’autore evidenzia come, trascorsi circa 80-90 anni dalle tragedie del fascismo e della Seconda guerra mondiale, la memoria storica stia sfumando. Il venire meno dei testimoni diretti sta portando l’Occidente a smarrire i contorni tra torto e ragione, precipitando in una fase di irrazionalità ed errore.
22 settembre 2026





