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Editoriali

L’America anche perde se stessa

Sul Corriere della Sera, a firma del prof. Sabino Cassese, viene pubblicato un editoriale in cui il giurista analizza il “fenomeno Trump” e la trasformazione della democrazia statunitense.

Il contesto: la fine della democrazia come modello

Cassese esordisce osservando come Trump stia stravolgendo l’immagine classica della democrazia americana (quella celebrata da Tocqueville fin dal 1835). Il suo stile di governo — caratterizzato da aggressività internazionale, disprezzo per i trattati, confusione tra pubblico e privato e uso arbitrario del potere — solleva un interrogativo profondo: come si è arrivati a questo punto?

I tre fattori chiave

L’autore individua tre elementi fondamentali, alimentati da recenti riflessioni saggistiche (come quelle di Sergio Fabbrini, Alexander Stubb e Jens Stoltenberg), che spiegano l’ascesa di questo nuovo modello:

La superpotenza militare: gli Stati Uniti godono di un’egemonia militare incontrastata (38% della spesa mondiale). Questo immenso potere esterno finisce per influenzare la gestione del potere interno.

La “presidenza imperiale”: si assiste a una costante erosione dei controlli costituzionali a favore dell’esecutivo. Già evidenziata negli anni ’70 da Schlesinger, questa espansione dei poteri è oggi facilitata da ampie deleghe parlamentari (come sui dazi doganali) che lasciano al Presidente un margine d’azione quasi assoluto.

Il superamento della “Rule of Law”: la storia moderna è stata il tentativo di rendere il potere prevedibile tramite le leggi. Trump inverte questa tendenza, sostituendo la legge con l’uomo (Rule of Man). Il suo approccio è personalistico, improvvisato e imprevedibile, simile a quello di un “tycoon” o di figure storiche come Luigi Bonaparte.

Scrive Cassese: ”Il primo fattore da tenere presente è la circostanza che gli Stati Uniti sono una superpotenza militare incontrastata. Mantengono circa 750 basi in 80 Paesi e la loro spesa militare rappresenta il 38 per cento di quella globale: più dei successivi 9 Paesi messi insieme, Cina e Russia incluse (traggo questi elementi dall’importante libro di un «osservatore partecipante» quale l’attuale presidente della Repubblica finlandese Alexander Stubb, Il triangolo del potere. Dall’egemonia dell’occidente al nuovo ordine mondiale, Milano, Marsilio 2026).C’è poi un fattore interno, già segnalato nel 1973 dallo storico Arthur M. Schlesinger jr., consigliere di John Fitzgerald Kennedy, in un libro intitolato «La Presidenza imperiale», che illustrava l’espansione del potere esecutivo. Una diagnosi che è stata confermata nel 2010 dal costituzionalista Bruce Ackerman in un libro su «Tutti i poteri del presidente», che illustra l’ulteriore erosione dei controlli costituzionali. I poteri presidenziali sono stati ulteriormente ampliati dalle deleghe date dal Parlamento al presidente, come quella in materia di commercio, che ha consentito la politica trumpiana dei dazi doganali.”

Il ritorno del Cesarismo

Cassese sottolinea che questo non è un fulmine a ciel sereno, ma la riscoperta di “germi di cesarismo” già presenti nella storia americana (da Andrew Jackson a Nixon). Il comportamento di Trump dimostra che anche le democrazie più solide possono regredire verso forme di potere assoluto e arbitrario.

Le quattro lezioni finali

L’editoriale si conclude con un monito sulla fragilità democratica:

Aggiramento dei controlli: il sistema dei pesi e contrappesi (checks and balances) può essere aggirato, permettendo a un leader di governare come un “padrone del mondo” anche senza un consenso parlamentare granitico.

De-democratizzazione: come suggerito da Charles Tilly, i processi democratici non sono irreversibili e possono essere seguiti da fasi di segno opposto.

Vigilianza: elementi autoritari si annidano nelle pieghe delle stesse basi democratiche e vanno monitorati costantemente.

Andamento irregolare: la democrazia non segue un percorso lineare di progresso, ma subisce pericolosi arretramenti che colpiscono non solo l’America, ma l’intero ordine mondiale interconnesso.