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Editoriali

Un falso dilemma

Maurizio Ferrera sul Corriere della Sera ha pubblicato un editoriale in cui sostiene che il dibattito politico italiano sulla sicurezza nazionale sia impostato su due contrapposizioni fuorvianti: guerra contro pace e difesa contro welfare. Secondo l’autore, queste alternative semplificano eccessivamente la realtà e rendono più difficile una discussione razionale.

Scrive Ferrera: ”Il tema su cui discutere è dunque la sicurezza di fronte alle minacce esogene. L’Europa moderna ha inventato molti strumenti pacifici per gestire i conflitti fra Stati, primi fra tutti il diritto internazionale e la diplomazia. Cosa accade quando non funzionano? Con Hitler non funzionarono. E la guerra in Ucraina mostra che non sono efficaci nei confronti di Putin. Anche l’alternativa fra diplomazia e deterrenza conduce fuori strada: servono entrambe”.

E continua: ”La deterrenza militare è soltanto una componente della sicurezza. La guerra è diventata ibrida: non viene più dichiarata formalmente e può colpire all’interno dei Paesi attraverso missili e droni, cyberattacchi, pressioni energetiche, sabotaggi, operazioni clandestine e manipolazione dell’informazione. L’apparato militare resta una condizione necessaria, benché non sufficiente”.

Sul primo punto, Ferrera osserva che quasi tutti gli italiani sono contrari alla guerra e favorevoli alla pace. La vera questione non è scegliere tra pacifismo e bellicismo, ma capire come difendersi dalle minacce esterne in un contesto internazionale segnato da aggressioni militari come quella russa contro l’Ucraina. Diplomazia e deterrenza non sono alternative: entrambe sono necessarie.

L’autore evidenzia inoltre che la sicurezza moderna non dipende solo dalle forze armate. Le guerre contemporanee sono “ibride” e comprendono cyberattacchi, sabotaggi, pressioni energetiche e manipolazione dell’informazione. Per questo, NATO e Unione Europea promuovono il concetto di “difesa totale”, che combina capacità militari e resilienza civile, cioè la capacità di garantire il funzionamento di servizi essenziali, infrastrutture, energia, sanità e reti digitali anche in situazioni di crisi.

Da qui deriva la critica al secondo falso dilemma. L’aumento della spesa per la difesa fino al 5% del PIL previsto dagli impegni NATO non significa necessariamente sottrarre risorse al welfare. Una parte significativa di tali investimenti (fino all’1,5% del PIL) può infatti essere destinata proprio a rafforzare servizi e infrastrutture con una forte valenza sociale, come sanità, energia, trasporti e comunicazioni.

Ferrera riconosce il rischio che i governi utilizzino artifici contabili per raggiungere gli obiettivi di spesa, ma ritiene che la soluzione sia elaborare un progetto serio e di lungo periodo per la “difesa totale” dell’Italia, accompagnato da un ampio dibattito pubblico sulle priorità e sulle modalità di finanziamento.

La conclusione è che il concetto di sicurezza deve essere ampliato: non solo sicurezza sociale garantita dal welfare, ma sicurezza integrata, che unisce difesa militare, resilienza civile e protezione dei servizi essenziali. Solo superando le contrapposizioni ideologiche si può affrontare efficacemente il nuovo contesto geopolitico.

13 giugno 2026