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Editoriali

Destra, sinistra e i riflessi sull’Europa

Sergio Fabbrini ha pubblicato su Il Sole 24 Ore un editoriale in cui sostiene che l’instabilità dei partiti italiani non dipende solo da dinamiche contingenti, ma da una trasformazione profonda delle divisioni politiche e sociali che organizzano la democrazia.

Dice Fabbrini: ”Il sistema partitico italiano è in strutturale disequilibrio, sia sulla destra che sulla sinistra (uso questi termini in senso spaziale). Un nuovo partito si è formato sulla destra, esponenti politici di rilievo hanno messo in discussione le appartenenze partitiche sulla sinistra. Il fenomeno non è solamente italiano. Altre democrazie consolidate stanno sperimentando instabilità e frammentazione. Vale la pena di capire quali siano le cause strutturali di tale squilibrio politico. I partiti sono stati stabili fino quando hanno rappresentato divisioni permanenti della società”.

E aggiunge: ”. Le società sono divenute “liquide” (Zigmunt Bauman), le classi sociali si sono internamente disaggregate, la condizione materiale non ha più condizionato gli orientamenti elettorali. La divisione tra destra e sinistra ha registrato una trasformazione interna, ma è rimasta un mito da alimentare per i rispettivi gruppi dirigenti. Ci si aggrega sulla base di rivendicazioni sociali (raramente sulla base di un programma economico) derivate da una lettura nazionale dei problemi della società e del mercato. La politica europea (confinata nella politica estera) è secondaria”.

Per gran parte del Novecento i partiti sono stati stabili perché rappresentavano fratture sociali ben definite, soprattutto quelle di classe e, in alcuni Paesi, di religione. La tradizionale contrapposizione tra destra e sinistra rifletteva queste divisioni.

Con la fine della Guerra Fredda e la trasformazione delle società contemporanee, però, tali fratture si sono indebolite: le classi sociali sono diventate più frammentate e gli orientamenti politici non dipendono più in modo diretto dalla condizione economica. Nonostante ciò, destra e sinistra continuano a richiamarsi a identità tradizionali che spesso hanno un valore più simbolico che programmatico.

Secondo Fabbrini, oggi si è affermata una nuova frattura fondamentale: quella tra chi privilegia la sovranità nazionale e chi sostiene una maggiore integrazione europea. Questa nuova divisione attraversa sia la destra sia la sinistra e rende più instabili partiti e coalizioni.

L’autore prende come esempio il cosiddetto Campo largo (AVS, Movimento 5 Stelle e Partito Democratico), sostenendo che la sua unità si fondi soprattutto sull’opposizione interna alla destra e non su una visione condivisa dell’Europa. Le differenze emergono soprattutto su temi cruciali come:

  • il sostegno all’Ucraina;
  • la politica di difesa europea;
  • la politica industriale e tecnologica dell’Unione;
  • l’indipendenza energetica.

Fabbrini critica le ambiguità di alcune forze del Campo largo su questi temi e ritiene che esse sottovalutino il fatto che le grandi questioni strategiche non possono più essere affrontate solo a livello nazionale.

Nelle conclusioni, l’autore sostiene che la politica europea non è più una semplice politica estera, ma una dimensione essenziale della politica interna. Finché destra e sinistra non riconosceranno pienamente questa interdipendenza e non costruiranno organizzazioni capaci di gestire la complessità del livello europeo, il sistema partitico italiano resterà squilibrato e la democrazia ne uscirà indebolita.

In una frase

Fabbrini sostiene che la tradizionale divisione destra-sinistra non basta più a spiegare la politica contemporanea: la vera linea di conflitto passa sempre più tra nazionalismo e integrazione europea, e l’incapacità dei partiti di adattarsi a questa nuova realtà alimenta la crisi del sistema politico italiano.

14 giugno 2026