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Editoriali

Come restare insieme in tempi di guerra

Sergio Fabbrini ha pubblicato su Il Sole 24 Ore un editoriale in cui analizza le situazioni sia dell’Unione Europea come istituzione politico-economica, sia quelle dei singoli Stati membri

Afferma Fabbrini: ”L’Ue è un sistema costituzionalizzato, in quanto i suoi Trattati e le sentenze della Corte di giustizia europea regolano i comportamenti degli Stati, dei gruppi, dei cittadini. Tuttavia, una costituzione materiale è qualitativamente diversa da quella formale. Quest’ultima, inter alia, definisce le finalità della comunità che l’ha adottata e precisa il sistema dei poteri attraverso cui raggiugerle. La necessità di una base costituzionale è cresciuta con la crescita della disomogeneità interna all’Ue. Una disomogeneità, protetta dall’unanimismo, che impedisce all’Ue di agire, in particolare nel campo della sicurezza. In una intervista a Der Spiegel del 28 gennaio scorso, sempre Manfred Weber aveva rilevato come il vincolo dell’unanimità avesse bloccato ogni iniziativa in politica estera. Aggiungendo, «per questo sono favorevole a un nuovo trattato di sovranità, che consenta agli stati disposti a farlo di collaborare più strettamente in materia di politica estera e di sicurezza. In questo gruppo non si applicherebbe il principio dell’unanimità. E se si dovesse raggiungere la pace in Ucraina, dovremmo schierare forze di pace europee, come nucleo di un esercito europeo». Bene. Ma ciò richiede l’indebolimento delle forze della destra nazionalista, con le quali, invece, il Ppe converge spesso nel Parlamento europeo. Non si può combattere quelle forze a Budapest, per poi allearsi con loro a Bruxelles. L’ambiguità alimenta la confusione”.

1. Il contesto di crisi e la fine dell’ombrello americano. L’Unione Europea si trova schiacciata tra minacce esterne (Russia) e sfide interne (nazionalismi). Fabbrini sottolinea che l’interdipendenza economica non è più sufficiente a garantire la solidarietà tra gli Stati. Inoltre, l’Europa non può più contare sulla “solidarietà atlantica”: con il possibile ritorno di Trump e il disimpegno militare statunitense, l’UE deve imparare a camminare e difendersi da sola.

2. La necessità di una “Costituzione materiale”. L’autore discute la proposta di Manfred Weber (PPE) di una nuova fase costituente. Sebbene l’UE abbia già trattati che fungono da costituzione formale, manca una “costituzione materiale” che definisca chiaramente finalità e poteri, specialmente per superare l’eterogeneità interna. Il principale ostacolo all’azione, soprattutto in politica estera, rimane il vincolo dell’unanimità, che permette il potere di veto ai singoli Stati.

3. Le contraddizioni politiche del PPE. Fabbrini evidenzia un’incoerenza nella strategia di Weber: non si può invocare un “trattato di sovranità” per superare l’unanimità e creare un esercito europeo se, contemporaneamente, il PPE continua a cercare alleanze con le forze nazionaliste a Bruxelles. Questa ambiguità alimenta la confusione e frena il processo di integrazione.

4. Il rischio del riarmo nazionale: il caso Germania Il punto più critico riguarda la difesa. L’UE ha sospeso i vincoli del Patto di stabilità per le spese militari, ma questo sta favorendo riarmi nazionali asimmetrici anziché una difesa comune.

  • L’ascesa tedesca: grazie alla sua ampia disponibilità fiscale, la Germania sta diventando la più grande potenza militare del continente. Entro il 2030, la Bundeswehr sarà l’esercito più potente d’Europa.
  • Lo squilibrio: mentre la Francia fatica a mantenere la propria supremazia nucleare a causa dei costi, la forza militare tedesca, in un contesto senza guida americana, rischia di essere percepita come una minaccia interna anziché una risorsa, rompendo gli equilibri tra gli Stati membri.

5. Conclusione: oltre l’intergovernativismo. Per Fabbrini, una comunità della difesa basata solo sulla cooperazione tra governi nazionali è intrinsecamente instabile e destinata a trasformarsi in rivalità, specialmente se i nazionalisti dovessero vincere le prossime elezioni in Francia e Germania. La soluzione proposta è la creazione di una comunità della difesa dotata di una propria costituzione che superi i veti nazionali e protegga l’Europa dalle miopie dei singoli leader. L’autore conclude con un monito: senza una vera integrazione politica, il rischio che la storia (e i conflitti tra potenze europee) si ripeta è reale.

1. Il contesto di crisi e la fine dell’ombrello americano. L’Unione Europea si trova schiacciata tra minacce esterne (Russia) e sfide interne (nazionalismi). Fabbrini sottolinea che l’interdipendenza economica non è più sufficiente a garantire la solidarietà tra gli Stati. Inoltre, l’Europa non può più contare sulla “solidarietà atlantica”: con il possibile ritorno di Trump e il disimpegno militare statunitense, l’UE deve imparare a camminare e difendersi da sola.

2. La necessità di una “Costituzione materiale”. L’autore discute la proposta di Manfred Weber (PPE) di una nuova fase costituente. Sebbene l’UE abbia già trattati che fungono da costituzione formale, manca una “costituzione materiale” che definisca chiaramente finalità e poteri, specialmente per superare l’eterogeneità interna. Il principale ostacolo all’azione, soprattutto in politica estera, rimane il vincolo dell’unanimità, che permette il potere di veto ai singoli Stati.

3. Le contraddizioni politiche del PPE. Fabbrini evidenzia un’incoerenza nella strategia di Weber: non si può invocare un “trattato di sovranità” per superare l’unanimità e creare un esercito europeo se, contemporaneamente, il PPE continua a cercare alleanze con le forze nazionaliste a Bruxelles. Questa ambiguità alimenta la confusione e frena il processo di integrazione.

4. Il rischio del riarmo nazionale: il caso Germania. Il punto più critico riguarda la difesa. L’UE ha sospeso i vincoli del Patto di stabilità per le spese militari, ma questo sta favorendo riarmi nazionali asimmetrici anziché una difesa comune.

  • L’ascesa tedesca: grazie alla sua ampia disponibilità fiscale, la Germania sta diventando la più grande potenza militare del continente. Entro il 2030, la Bundeswehr sarà l’esercito più potente d’Europa.
  • Lo squilibrio: mentre la Francia fatica a mantenere la propria supremazia nucleare a causa dei costi, la forza militare tedesca, in un contesto senza guida americana, rischia di essere percepita come una minaccia interna anziché una risorsa, rompendo gli equilibri tra gli Stati membri.

5. Conclusione: oltre l’intergovernativismo. Per Fabbrini, una comunità della difesa basata solo sulla cooperazione tra governi nazionali è intrinsecamente instabile e destinata a trasformarsi in rivalità, specialmente se i nazionalisti dovessero vincere le prossime elezioni in Francia e Germania. La soluzione proposta è la creazione di una comunità della difesa dotata di una propria costituzione che superi i veti nazionali e protegga l’Europa dalle miopie dei singoli leader. L’autore conclude con un monito: senza una vera integrazione politica, il rischio che la storia (e i conflitti tra potenze europee) si ripeta è reale.

6 maggio 2026