Vittorio Barosio e Giancarlo Caselli hanno pubblicato, su La Stampa, un editoriale in cui richiamano diversi principi giuridici e democratici a proposito del tentativo del governo di modificare la legge elettorale.
Suggeriscono Barosio e Caselli: ”E modificare la legge elettorale a così breve distanza dalle elezioni induce per forza a ritenere che questa r deliforma sia fa a propotta non nell’interesse dei cittadini, ma solo per manipolazioni politiche”
E continuano: ”Nella nostra Costituzione non vi è una norma per cui le riforme del sistema elettorale debbano essere approvate a distanza di tempo non troppo breve dalla data delle elezioni. Ma la Corte Costituzionale ha già riconosciuto, con una sentenza del 2021, che il mutamento di disciplina a ridosso delle elezioni costituisce “un non commendevole costume legislativo”, dal momento che la materia elettorale dovrebbe invece presentare caratteri di stabilità e di certezza. E la Corte ha pure riportato una sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo che ha condannato la Bulgaria per aver “introdotto tardivamente” una norma diretta a rendere più difficile la presentazione di candidature. Il principio che impone una congrua distanza di tempo fra l’approvazione di una nuov a legge elettorale e le elezioni è già stato affermato anche a livello sovranazionale. La “Commissione europea per la democrazia attraverso il diritto” (cosiddetta “Commissione Venezia”) ha infatti stabilito che gli elementi fondamentali del sistema elettorale “non devono poter essere modificati nell’anno che precede l’elezione “. E al riguardo vorremmo consegnare ai lettori le parole di un famoso giurista, Arturo Carlo Jemolo, che per le elezioni del 1953 scrisse una “Lettera agli amici” in cui così diceva: “In un regime liberale un Parlamento non modifica pro se la legge elettorale in corso, ma si indicono le elezioni annunciando al corpo elettorale la riforma che il partito ministeriale intende compiere nella prossima legislatura”. Ecco. Queste sono le regole di un governo che lavora pensando non solo all’interesse suo, ma a quello di tutti”.
- la Corte Costituzionale ha già definito “non commendevole” cambiare le regole elettorali troppo vicino alle elezioni, perché il sistema dovrebbe garantire stabilità e certezza;
- anche organismi europei, come la Commissione europea per la democrazia attraverso il diritto, sostengono che gli elementi fondamentali della legge elettorale non vadano modificati nell’anno precedente al voto;
- vengono citati precedenti della Corte europea dei diritti dell’uomo e il pensiero del giurista Arturo Carlo Jemolo, secondo cui un governo liberale non dovrebbe cambiare le regole elettorali a proprio vantaggio immediato.
L’editoriale critica in particolare l’idea di introdurre un premio di maggioranza troppo forte, che rischierebbe di alterare la rappresentanza democratica e concentrare eccessivamente il potere nelle mani del premier, avvicinandosi di fatto a una forma di “premierato”.
Infine, l’autore sostiene che la maggioranza abbia due possibilità:
- cercare un accordo condiviso con le opposizioni, nell’interesse delle istituzioni democratiche;
- imporre unilateralmente la riforma grazie ai numeri parlamentari.
La conclusione è molto critica: se il governo scegliesse la seconda strada, dimostrerebbe una visione autoritaria delle regole democratiche, usando la legge elettorale per garantirsi il potere futuro invece che per rappresentare correttamente i cittadini.
13 maggio 2026





