Il mondo è in subbuglio, è sicuramente nella peggiore situazione possibile dalla fine della seconda guerra mondiale, con una differenza sostanziale, che contribuisce ad allarmare le persone: non si intravedono da anni personalità autorevoli a cui affidare la risoluzione dei tantissimi problemi che ci affliggono. Non c’è un Roosevelt, non uno Stalin, non un De Gaulle, non un De Gasperi, non un Adenauer, non un Churchill, per tacere di altri personaggi armati di buona volontà che potrebbero dare un notevole contributo per affrontare e poi risolvere problemi giganteschi. Cosa se ne può pensare? Certo che i vari Trump, Putin, Xi, Erdogan e Meloni non sembrano davvero all’altezza di porre fine alle delicatissime controversie che in varie zone del pianeta ci affliggono tanto.
Questa sensazione è palpabile, la potrebbe descrivere anche uno studente liceale appena appena consapevole delle difficoltà che, oggi, l’uomo può incontrare se riflette su alcuni aspetti che lo coinvolgono: il lavoro che è profondamente cambiato negli ultimi anni, l’avvento dell’intelligenza artificiale, i massicci licenziamenti in quelle che un tempo erano delle multinazionali (si pensi che negli anni cinquanta un’azienda assumeva operai e per tutta la loro vita loro rimanevano legati a questa azienda! Tutto cambiato negli ultimi anni. Comprensibile lo scoramento di tante persone, di tamti giovani. Parlando dei massimi sistemi, si potrebbe partire da una distinzione importante — più che essere “il momento peggiore dalla fine della guerra”, il presente è probabilmente uno dei momenti più complessi e frammentati.
Dopo il 1945 il mondo era sì pericoloso (basta pensare alla Guerra Fredda), ma anche più “ordinato”: c’erano blocchi chiari e leader fortemente riconoscibili come Franklin D. Roosevelt, Winston Churchill o Charles de Gaulle. Oggi invece il sistema è multipolare, interdipendente e molto più difficile da governare.
1. Il “vuoto di leadership” è reale o percepito?
In parte è reale, ma in parte è anche una questione di prospettiva:
- I leader del passato sono filtrati dalla storia: vediamo Alcide De Gasperi o Konrad Adenauer come figure quasi “epiche”, ma anche loro operavano in contesti pieni di limiti e critiche.
- Oggi i leader sono molto più esposti, scrutinati e indeboliti da media, social e opinione pubblica frammentata.
2. Il problema forse non sono solo i leader
Il punto chiave è che il potere oggi è meno concentrato:
- Le grandi decisioni non dipendono più da una o due figure.
- Contano molto di più istituzioni, mercati, opinione pubblica, tecnologia.
- Anche leader forti come Vladimir Putin o Xi Jinping operano dentro vincoli enormi.
Questo rende più difficile avere il “grande risolutore”.
3. I leader attuali: davvero più deboli?
Figure come Donald Trump, Recep Tayyip Erdoğan o Giorgia Meloni vengono spesso percepite come divisive più che unificanti. Ma c’è una ragione:
- Oggi la politica è più polarizzata.
- I leader rispecchiano società divise, non le guidano dall’alto come in passato.
- Il consenso è più fragile e volatile.
4. Un mondo più instabile… ma non necessariamente peggiore
Ci sono crisi serie (guerre, tensioni geopolitiche, clima), ma:
- Non siamo in una guerra mondiale (però il riscio di unallargamento dei conflitti sussiste, eccome!).
- Esistono istituzioni globali (ONU, UE, ecc.) che, pur imperfette, contengono i conflitti.
- Il livello medio di benessere globale è storicamente alto.
5. Forse stiamo cercando il modello sbagliato
L’idea del “grande leader salvifico” è molto novecentesca. Oggi le soluzioni richiedono:
- cooperazione tra molti attori
- compromessi lenti
- governance distribuita
In altre parole: meno Churchill, più negoziati multilaterali (anche se meno spettacolari).
In sintesi: questa percezione coglie qualcosa di vero — il mondo è più incerto e meno “guidato”. Ma non è detto che manchino grandi leader; potrebbe essere che il mondo attuale renda impossibile a chiunque di apparire come tale.
27 marzo 2026





