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Editoriali

L’Istat e la foto del Paese

Sabino Cassese ha pubblicato sul Corriere della Sera un editoriale nel quale parla del nostro istituoto di statistica che, periodicamente, sforna tantissimi numeri, oltre ad opinioni, avvertendo che l’appartenenza politica produce, però, percezioni diverse di una realtà misurabile e misurata dall’Istat.

In occasione del centenario dell’Istituto Nazionale di Statistica (Istat), Sabino Cassese traccia un bilancio storico e operativo dell’istituzione, analizzandone i meriti storici ma evidenziandone anche le attuali criticità.

Scrive Cassese: ”L’istituto raccoglie dati che riguardano prevalentemente l’economia e la società, molto poco lo Stato e il settore pubblico (salvo la finanza pubblica), e quindi presenta l’Italia come una sorta di società senza Stato. In altre parole, l’immagine dell’Italia che si legge nelle sue rilevazioni è parziale: non tiene conto della legislazione, dell’attività pubblica, della produttività burocratica, dei mezzi di cui dispone l’amministrazione, delle proprietà immobiliari pubbliche, del personale pubblico e della sua meridionalizzazione, nonostante che la parola stessa «statistica» provenga da Stato. Di questa grave lacuna ci si era resi conto nel 1982, quando l’Istat stesso pubblicò un volume di statistiche sulla pubblica amministrazione segnalando un «immenso bosco» inesplorato e la «povertà delle statistiche amministrative». La stessa Istat continuò con le statistiche sulla pubblica amministrazione nel 1986, ma questa iniziativa si fermò ed è continuata successivamente esclusivamente con il Censimento permanente delle istituzioni pubbliche”.

E prosegue: ”Un aspetto critico riguarda l’impatto delle statistiche. L’Istat non fa sentire la propria voce, come dimostrato da un recente sondaggio sulla percezione dell’inflazione: tra gli elettori di Fratelli d’Italia solo il 39,3% indica in «molto» o «tantissimo» l’aumento percepito dei prezzi. Nel Partito democratico la quota sale al 59,6%, mentre tra gli elettori del Movimento 5 Stelle oltre il 70% percepisce un’impennata dei prezzi. L’appartenenza politica produce tre percezioni diverse di una realtà misurabile e misurata ogni mese dall’Istat”.

1. La storia e le origini

  • I pionieri: la statistica ufficiale italiana nasce nel 1857 con Cavour e Filippo Cordova. Dopo l’Unità (1861), figure di spicco come Cesare Correnti e Pietro Maestri diedero vita al primo censimento e all’Annuario Statistico, seguiti da Luigi Bodio.
  • La rinascita del 1926: dopo un periodo di abbandono a inizio Novecento, l’Istat nasce formalmente nel 1926 come ente pubblico separato grazie allo statistico Corrado Gini.
  • L’evoluzione moderna: negli anni ’70 e ’80, con la nascita delle Regioni e le riforme del governo De Mita (promosse da Antonio Maccanico), l’Istat assume l’assetto attuale. Nel 1989 diventa “Istituto Nazionale di Statistica”, ponendosi a capo del Sistan (Sistema statistico nazionale) e collegandosi all’Eurostat.

2. Le principali criticità (Le “note dolenti”)

Nonostante il giudizio europeo positivo sul suo funzionamento generale, Cassese individua tre grandi limiti:

  1. Un’immagine parziale del Paese (Società senza Stato):
    1. L’Istat rileva prevalentemente dati su economia e società, tralasciando la Pubblica Amministrazione, la produttività burocratica, la legislazione, il personale pubblico e la sanità.
    1. Sebbene questa lacuna fosse già stata individuata nel 1982, la rilevazione del settore pubblico rimane sporadica, arretrata (i dati più recenti pubblicati nel 2026 si riferiscono al 2023) e insufficiente per guidare le politiche del pubblico impiego.
  2. Debolezza di coordinamento:
    1. L’istituto fatica a esercitare un vero ruolo di guida e di “testa pensante” per il Sistan (Sistema statistico nazionale), un limite segnalato anche dall’Eurostat.
  3. Scatola d’impatto sulla percezione pubblica:
    1. L’Istat non riesce a far prevalere la forza dei dati oggettivi sulle opinioni di parte.
    1. A dimostrazione di ciò, Cassese cita i dati sulla percezione dell’inflazione: la percezione dell’aumento dei prezzi varia drasticamente in base all’appartenenza politica degli elettori (circa il 39% tra gli elettori di FdI, 60% nel PD, oltre il 70% nel M5S).

Conclusione

Per compiere appieno la sua missione, l’Istat non deve limitarsi a presentare fredde cifre, ma deve «dar vita alle cifre» e fare in modo che la realtà misurata prevalga sulle percezioni di parte.

18 agosto 2026