Milena Gabanelli e Simona Ravizza hanno pubblicato sul Corriere della Sera un articolo sulla proposta di riforma dei medici di base.
Scrivono Gabanelli e Ravizza: ”Sulla riforma dei medici di famiglia siamo alla resa dei conti. Domani, al ministero della Salute, sarà messo nero su bianco il testo definitivo del decreto d’urgenza che ridisegna le modalità di lavoro della medicina generale. Il ministro Schillaci punta a portarlo in Consiglio dei ministri entro fine mese, dopo l’approvazione delle Regioni attesa per l’11 maggio. Poi il decreto dovrà essere convertito in legge con l’approvazione del Parlamento. L’obiettivo è far lavorare i medici di famiglia nelle 1.038 Case di Comunità finanziate con 2 miliardi di euro del Pnrr. I vantaggi per i cittadini sarebbero notevoli: potranno rivolgersi a strutture aperte dalle 8 alle 20 con guardia medica notturna, dove operano insieme medici di famiglia, infermieri di comunità, pediatri, ecc., e dove sarà possibile effettuare esami come elettrocardiogrammi, ecografie e spirometrie”.
L’obiettivo della riforma. Schillaci, punta a ridisegnare la medicina generale attraverso un decreto d’urgenza. L’obiettivo centrale è rendere operative le 1.038 Case della Comunità (finanziate con 2 miliardi del PNRR), strutture aperte dalle 8 alle 20 dove i cittadini possono trovare medici di famiglia, infermieri e specialisti, oltre a poter effettuare esami diagnostici di base (ECG, ecografie, spirometrie).
Il nuovo assetto lavorativo. La riforma introduce cambiamenti strutturali nel rapporto tra medici e Servizio Sanitario:
- Obblighi per i liberi professionisti: i medici resteranno prevalentemente autonomi, ma con l’obbligo di dedicare 6 ore settimanali alle Case della Comunità e di garantire la presa in carico dei pazienti cronici.
- Possibilità di dipendenza: su base volontaria, viene introdotta la figura del medico di base dipendente, che lavorerà principalmente nelle Case della Comunità.
- Sistemi informatici: sarà obbligatorio l’uso di cartelle cliniche interoperabili, accessibili anche da altri medici dell’équipe.
Cambiamenti nella retribuzione e formazione
- Pagamento per prestazioni: attualmente, circa 78 euro su 91 pro capite vengono pagati come quota fissa a prescindere dall’attività svolta. Con la riforma, la retribuzione sarà legata maggiormente alle prestazioni effettive e non solo al numero di assistiti.
- Specializzazione universitaria: la formazione non sarà più affidata a corsi regionali triennali (con borsa di 996€), ma diventerà una specializzazione universitaria di 4 anni con una borsa di studio di 2.166€, allineandosi agli altri medici specialisti.
Gli ostacoli politici e sindacali Nonostante l’accordo tra le Regioni, la riforma incontra forti resistenze:
- Sindacati: la Fimmg si oppone storicamente al cambiamento in nome dell’autonomia professionale e del rapporto di fiducia (che la riforma comunque dichiara di voler preservare).
- Politica: sebbene il testo sia atteso in Consiglio dei Ministri entro fine maggio, parte di Forza Italia frena, ritenendo la riforma “fuori luogo” in vista delle elezioni.
La decisione finale spetta ora al governo Meloni, che dovrà decidere se procedere con la trasformazione di un sistema di potere consolidato da decenni.
6 maggio 2026





