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Editoriali

L’Europa e i pifferai magici

Ernesto Galli della Loggia ha pubblicato sul Corriere della Sera un editoriale nel quale sostiene che un po’ in tutta Europa sono particolarmente attivi degli strani personaggi che potrebbero essere definiti cone dei pifferai magici dell’estremismo di destra e di sinistra se ne sono accorti e si sono messi da tempo all’opera per volgere le cose a proprio favore.

Scrive Galli della Loggia: ”Eguale in entrambi i casi la cooptazione al ribasso, eguale la desolante assenza di personalità e d’ingegno dei cooptati e delle cooptate, eguale anche l’incapacità di prendere decisioni di fronte a situazioni di crisi accontentandosi regolarmente di decidere poco o nulla. Ne è un simbolo la sorte del più importante progetto messo in campo da quella classe politica, la costruzione europea. Non sta forse essa finendo per assomigliare sempre di più alla sorte della pianificazione sovietica, cioè tonnellate di carta che nascondono un maestoso fallimento?”

E prosegue: ”Gli strati inferiori delle società europee si sono rivolti ai nuovi partiti populisti. Dal momento che l’esclusione e il disagio sociale, l’ineguaglianza, la povertà, non erano certamente scomparsi dal panorama europeo”.

E conclude: ”I partiti cristiani e socialdemocratici di un tempo non hanno saputo vedere e capire. Non hanno visto o capito che le nuove condizioni storiche ponevano agli strati inferiori della società un drammatico problema di immiserimento culturale e di perdita d’identità. Parlo di quanto riguarda il nostro Paese ma che a un dipresso (e con le debite differenze) riguarda gli strati sociali inferiori dell’intera Europa occidentale. Espulsi ormai del tutto dal centro delle città per effetto della «gentrification» e dell’invasione turistica”.

Galli della Loggia interpreta le recenti elezioni tedesche e il clima politico europeo come il segnale di una crisi profonda dell’ordine politico costruito in Europa dopo la Seconda guerra mondiale.

Il principale elemento di questa crisi è, secondo l’autore, il progressivo declino del tradizionale blocco politico cristiano-democratico e socialdemocratico, che per oltre settant’anni ha governato gran parte dell’Europa occidentale. La perdita di consenso di questi partiti favorisce la crescita delle destre e delle sinistre radicali, che occupano lo spazio lasciato libero dal vecchio centro.

Le cause della crisi

Galli della Loggia individua soprattutto due fattori.

1. Il declino della classe politica tradizionale.
Cristiano-democratici e socialdemocratici vengono accusati di avere perso capacità politica, personalità e capacità decisionale. L’autore paragona questa classe dirigente alla nomenklatura sovietica nella fase finale dell’URSS: una classe dirigente sempre più autoreferenziale e incapace di affrontare le crisi.

Anche il progetto europeo viene utilizzato come esempio di questa difficoltà: secondo Galli della Loggia, l’Europa rischia di produrre una grande quantità di norme e documenti senza riuscire a conseguire risultati politici proporzionati.

2. La perdita delle radici sociali dei vecchi partiti.
La trasformazione della società ha indebolito i mondi sociali sui quali si fondavano cristianodemocrazia e socialdemocrazia: da una parte il declino del cristianesimo e delle tradizionali comunità popolari e rurali, dall’altra quello della classe operaia e dell’industria fordista.

I due grandi filoni politici avrebbero reagito avvicinandosi a un progressismo individualista e cosmopolita, sempre più simile e legato alla cultura della globalizzazione, dei diritti individuali, dei media digitali, della finanza e delle Big Tech.

Il punto centrale: il disagio degli strati popolari

È questo, probabilmente, il cuore dell’editoriale.

Secondo Galli della Loggia, i vecchi partiti non hanno compreso la trasformazione del disagio sociale. Povertà e disuguaglianza non sono scomparse: hanno assunto forme nuove.

Le fasce sociali più deboli avrebbero subito contemporaneamente:

  • l’espulsione dai centri urbani a causa della gentrificazione e del turismo;
  • periferie degradate e difficoltà di integrazione;
  • la perdita di lavori tradizionali considerati dignitosi;
  • occupazioni precarie e scarsamente remunerate;
  • minori possibilità di mobilità sociale per i figli;
  • sistemi scolastici giudicati insufficienti;
  • una crescente distanza culturale e linguistica dalle élite;
  • un indebolimento del senso di appartenenza nazionale.

Il problema, quindi, non sarebbe soltanto economico, ma anche culturale e identitario: una parte degli strati popolari europei avrebbe progressivamente perso sicurezza, riconoscimento sociale e fiducia nel proprio futuro.

Perché avanzano i populismi

È proprio questo vuoto, secondo l’autore, che permette ai movimenti populisti ed estremisti di destra e di sinistra di conquistare consenso.

La tesi è che questi movimenti abbiano compreso prima dei partiti tradizionali che esiste una domanda di protezione, appartenenza, dignità e riconoscimento sociale. Da qui la metafora dei «pifferai magici»: forze politiche radicali capaci di trasformare il malcontento in consenso politico.

In una frase

Per Galli della Loggia, l’avanzata degli estremismi europei non nasce semplicemente dalla forza dei populisti, ma soprattutto dalla debolezza del vecchio centro politico, che ha perso le proprie radici sociali e non ha saputo riconoscere il nuovo disagio economico, culturale e identitario degli strati popolari.

La domanda conclusiva dell’editoriale è quindi un monito: quanto tempo occorrerà ai partiti democratici e alle élite europee per comprendere questo disagio e intervenire prima che siano gli estremismi a interpretarlo e sfruttarlo?

1 ottobre 2026