Il vero significato dell’Articolo 5 della NATO
L’attacco violentissimo, nella notte, sull’Ucraina, oltre a chiarire quanto Putin sia interessato alla pace, ci ricorda anche che riflettere sugli strumenti di cui dispone l’europa per difendere sé stessa in una fase in cui la guerra è di nuovo tra noi, non è un astratto esercizio accademico.
Il prof. Angelo Panebianco, in un edotoriale sul Corriere della Sera, sottolinea che l’articolo 5 del Trattato Nord Atlantico non impone un intervento militare automatico in caso di attacco a un Paese membro. L’articolo stabilisce che ogni Paese deve intraprendere l’azione che giudica necessaria, che può includere, ma non si limita a, l’uso della forza armata. L’autore conclude che il vero deterrente non è il trattato in sé, ma la volontà degli Stati Uniti di difendere l’Europa.
L’inazione come scelta più probabile
L’articolo cita il saggio di Keir Giles, “Who Will Defend Europe?”, che esplora uno scenario preoccupante. Se la Russia attaccasse un Paese NATO come l’Estonia e minacciasse l’uso di armi nucleari, la risposta degli Stati Uniti e degli altri membri NATO non sarebbe scontata. Panebianco ipotizza che, in un tale scenario, l’inazione potrebbe essere la scelta più probabile, con la NATO che rischierebbe di essere sconfitta politicamente, vedendo il proprio bluff smascherato da Putin.
Due visioni sulle intenzioni della Russia
L’editoriale analizza due interpretazioni sulle reali intenzioni della Russia:
- La Russia non ha mire espansionistiche: questa visione sostiene che la Russia ha invaso l’Ucraina solo per provocazioni (l’espansione della NATO) e che una volta raggiunto un compromesso, si potrà tornare a una pace stabile.
- L’Ucraina è solo il primo passo: questa seconda visione, che Panebianco ritiene più fondata, suggerisce che l’imperialismo russo non si fermerà e che l’espansione verso ovest è parte di un progetto neo-imperiale di Putin per rimediare al crollo dell’Unione Sovietica. Secondo questa tesi, il modo per fermare la Russia è solo una credibile potenza militare, e ogni tentativo di mediazione verrebbe interpretato come un segno di debolezza.
La necessità di non fidarsi
L’articolo si conclude con una riflessione sulla necessità di non fidarsi di Putin. L’autore critica l’idea, emersa in alcuni dibattiti televisivi, che si debba essere disposti a “fidarsi” dell’interlocutore russo. Se la Russia dovesse accettare una tregua, lo farebbe solo per motivi strategici (riprendere fiato a causa dei problemi economici), non per un cambio di rotta. Per Panebianco, anche durante le trattative, le parti rimarrebbero consapevoli dei loro interessi divergenti, e la tregua sarebbe solo un momento di preparazione per il prossimo scontro. In sintesi, “fidarsi” della Russia non è un’opzione finché Putin è al comando.
29 agosto 2025




