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Editoriali

La sinistra sociale

Antonio Polito ha pubblicato sul Corriere della Sera un editoriale nel quale sostiene che in Europa stia emergendo una nuova sinistra, meno ideologica e più concentrata sulla questione sociale, capace di intercettare soprattutto il disagio dei giovani e delle grandi città. Ma questa crescita potrebbe paradossalmente favorire la destra populista.

Scrive Polito: ”Una nuova sinistra si aggira per l’Europa e riscopre la «questione sociale». In Francia è già sulle barricate, masse di giovani liceali e minorenni aizzati da vecchi marpioni della France Insoumise di Mélenchon, e infiltrati da incalliti casseur dei movimenti anticapitalisti. Nessuno può dire ancora se si tratta di un nuovo ’68, di un altro ’77, o soltanto di una «Pantera». Con i movimenti giovanili è sempre difficile fare previsioni”.

E prosegue:”A Berlino la Linke ha ottenuto il 45% dei consensi tra gli elettori con meno di 35 anni. In Francia la sinistra populista è data nei sondaggi al 50% di quelli sotto i 24, prevalentemente nelle città. Il che apre un grande dilemma politico, di cui cominciamo a vedere gli effetti anche nel dibattito della sinistra italiana. Questo assalto ai ricchi sulla casa, e la necessità di una maggiore spesa sociale per istruzione e sanità, devono essere finanziati da un attacco fiscale ai patrimoni?”

Polito individua in diversi Paesi europei segnali di una rinascita della sinistra radicale attorno a problemi molto concreti: costo delle abitazioni, affitti, scuola, sanità, salari e spesa sociale.

  • Francia: le proteste giovanili contro i tagli alla scuola e la riduzione della spesa pubblica mostrano una mobilitazione dai contenuti fortemente sociali. Non è ancora chiaro se possa trasformarsi in un nuovo grande movimento generazionale, ma il malcontento è reale.
  • Spagna: il governo socialista di Sánchez è in difficoltà proprio sulla questione della casa. I tentativi di proteggere gli inquilini e limitare i diritti dei proprietari non hanno trovato una maggioranza parlamentare sufficiente.
  • Berlino: la vittoria di Elif Eralp, esponente della Linke, è legata soprattutto alla richiesta di affitti più bassi e maggiore intervento pubblico nel mercato immobiliare, fino all’esproprio di grandi società immobiliari.
  • New York e Londra: Polito richiama analogamente il successo di politiche favorevoli agli inquilini associate a Zohran Mamdani e Sadiq Khan.

La novità, quindi, è che la sinistra non sembra più puntare principalmente sulla tradizionale ideologia marxista o sulla retorica dei “nuovi diritti”, ma sulla risposta ai nuovi bisogni materiali delle giovani generazioni urbane.

Una sinistra sempre meno ideologica

Secondo Polito, questa nuova sinistra è diventata più pragmatica e rivendicativa. Il tema che maggiormente la unifica sul piano internazionale è la questione palestinese e la forte opposizione a Israele. Sull’Ucraina, invece, le posizioni sono più differenziate, anche se una parte della sinistra radicale tende a essere critica verso NATO e Unione europea.

Il vero motore del consenso, tuttavia, è soprattutto il disagio economico delle nuove generazioni: casa, istruzione, sanità e condizioni di vita.

Un dato significativo è quello citato da Polito: a Berlino la Linke raggiungerebbe il 45% tra gli elettori sotto i 35 anni, mentre in Francia la sinistra populista avrebbe consensi elevatissimi tra gli under 24.

Il problema decisivo: chi paga?

Qui emerge, secondo Polito, il grande dilemma politico della nuova sinistra.

Se si vogliono più case popolari, affitti più bassi, più risorse per scuola e sanità e maggiore protezione sociale, occorrono molti soldi. Da qui la tentazione di finanziare queste politiche attraverso una maggiore tassazione dei patrimoni.

Ma una patrimoniale, osserva Polito, rischia di entrare in conflitto con i ceti medi, che rappresentano spesso l’elettorato decisivo. Il problema è particolarmente delicato in Italia, dove una quota molto ampia della popolazione possiede la propria abitazione.

Il punto interrogativo è dunque: come finanziare una nuova politica sociale senza trasformare i ceti medi in elettori della destra?

Il paradosso: la nuova sinistra può aiutare la destra

È questa la parte più importante dell’editoriale.

Polito sostiene che l’avanzata della sinistra radicale non necessariamente indebolisce la destra. Anzi, può rafforzarla.

In Francia, per esempio, se al ballottaggio arrivassero Marine Le Pen e Mélenchon, secondo i sondaggi citati da Polito la candidata della destra vincerebbe nettamente.

In Spagna, una crisi definitiva del governo Sánchez potrebbe invece favorire il Partito popolare e Vox.

Esiste inoltre una sorprendente convergenza tra populismo di sinistra e populismo di destra su alcune questioni, soprattutto nella critica a Bruxelles, alle élite e alle istituzioni tradizionali.

La tesi centrale

La metafora conclusiva della “vecchia talpa” richiama Marx: la sinistra torna a scavare “nuove gallerie” sotto la superficie della politica europea.

Ma Polito avverte che non siamo davanti semplicemente al ritorno della vecchia sinistra. È una sinistra nuova, più urbana, giovanile, pragmatica e centrata sui bisogni materiali.

Il suo successo nasce soprattutto da una realtà che le classi dirigenti europee non possono ignorare: per molti giovani il problema non è soltanto avere più diritti, ma riuscire a permettersi una casa, avere una buona istruzione, servizi pubblici efficienti e una prospettiva economica dignitosa.

Il paradosso politico è però evidente: se la nuova sinistra radicale non riuscirà a trasformare queste rivendicazioni in politiche realisticamente finanziabili e capaci di parlare anche al ceto medio, potrebbe finire per alimentare proprio quella destra populista contro cui combatte.

In una formula: la questione sociale è tornata al centro della politica europea, ma non è ancora chiaro chi riuscirà a governarla: la nuova sinistra o la destra populista.

5 ottobre 2026