Il presidente degli Stati Uniti ne combina una dietro l’altra. È assolutamente inspiegabile (o se vogliamo spiegabilissimo) il suo atteggiamento vessatorio con tutti i suoi collaboratori. Prima se li sceglie, possibilmente nell’area Maga, poi, uno dopo l’altro li caccia perchè non svolgono la loro attività istituzionale così come lui vorrebbe. È un ben strano Comandante in Capo! Cosa se ne può trarre di tutte le sue giravolte che lasciano di stucco mezzo mondo?
Questo è il disappunto, anzi lo sconcerto di mezzo mondo! La politica statunitense, in particolare sotto la leadership di Donald Trump, è stata davvero caratterizzata da una serie di eventi sorprendenti e, per molti, incomprensibili. Il suo approccio alla gestione dei collaboratori è stato spesso definito imprevedibile e a volte contraddittorio. È stato un leader che, fin da subito, ha cercato di circondarsi di persone che rispecchiassero le sue stesse idee, in particolare legate al movimento MAGA (Make America Great Again), ma allo stesso tempo non ha esitato a licenziare o allontanare chiunque non si adattasse perfettamente alla sua visione. Questa continua rotazione di figure di spicco nel suo staff ha creato non poca confusione, sia dentro che fuori dalla Casa Bianca.
Ci sono diverse spiegazioni per questo comportamento. Alcuni dicono che sia una questione di personalità, ovvero che Trump abbia una mentalità molto imprenditoriale, in cui chi non produce risultati come lui si aspetta venga subito sostituito. Altri sostengono che dietro queste giravolte ci sia una strategia politica più ampia, volta a mantenere il controllo su chi lo circonda, ma anche a dare segnali chiari al pubblico e alla stampa di non tollerare opposizione. In effetti, questo approccio da “tutti contro di me” ha alimentato il suo consenso in una certa fetta dell’elettorato, che lo vede come un outsider pronto a “rompere le regole”.
Inoltre, l’atteggiamento aggressivo con i suoi collaboratori, soprattutto in un ambiente istituzionale che di norma è più burocratico e lento, può essere visto come una conseguenza del suo stile poco convenzionale, che si rifletteva anche nelle sue politiche e dichiarazioni pubbliche. Per certi versi, sembra quasi che Trump volesse essere sempre al centro dell’attenzione, mantenendo il controllo e minando qualsiasi forma di dissonanza interna.
In sintesi, è difficile trovare una spiegazione univoca: la sua leadership è stata un mix di pragmatismo, egocentrismo e uno stile “da comandante” che, però, è costato in termini di stabilità e di coesione all’interno del suo governo.
4 aprile 2026
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