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Assedio alle case di vetro

Maurizio Ferrera ha pubblicato un editoriale sul Corriere della Sera in cui parla dei sistema democratici che, da qualche tempo, sono in crisi.

Norberto Bobbio diceva che le democrazie sono case di vetro. I loro processi decisionali sono guidati da principi di trasparenza e legalità, la contesa per il sostegno degli elettori si svolge in una sfera pubblica aperta, ma disciplinata da regole ed eventuali sanzioni. In pratica sappiamo che i vetri non sono sempre

puliti, in alcuni Paesi ci sono più macchie che in altri. Ma se i pesi e contrappesi funzionano, ciò che succede all’interno delle case democratiche può essere osservato e controllato. La crescente aggressività dei regimi autoritari espone la natura aperta e trasparente della democrazia a nuove serie minacce. La principale è la manipolazione delle informazioni dall’esterno. Le nuove tecnologie e l’intelligenza artificiale hanno enormemente facilitato la fabbricazione e diffusione di fake news, allo scopo di condizionare il cuore del processo democratico, le elezioni.


L’articolo parte, appunto, dall’idea di Bobbio delle democrazie come “case di vetro”: sistemi fondati su trasparenza, regole e controllo pubblico. Questa apertura, però, oggi le rende più vulnerabili.

La minaccia principale è la disinformazione esterna, potenziata da nuove tecnologie e intelligenza artificiale, che mira soprattutto a influenzare le elezioni. In Europa, il principale attore indicato è la Russia, che conduce campagne organizzate di manipolazione informativa.

Aggiunge Ferrera: ”La crescente aggressività dei regimi autoritari espone la natura aperta e trasparente della democrazia a nuove serie minacce. La principale è la manipolazione delle informazioni dall’esterno. Le nuove tecnologie e l’intelligenza artificiale hanno enormemente facilitato la fabbricazione e diffusione di fake news, allo scopo di condizionare il cuore del processo democratico, le elezioni”.

Ferrera distingue tra:

  • Europa occidentale, più resistente grazie a “anticorpi” democratici;
  • Europa orientale, più fragile, dove le istituzioni sono meno solide.

Un esempio è la Slovenia, dove le elezioni sono state influenzate da una rete di disinformazione che parte da Mosca e passa attraverso i Balcani (Serbia e Nord Macedonia), costruendo notizie false ma credibili. Le narrazioni principali:

  • critica alle sanzioni UE e ai costi energetici
  • paura dell’immigrazione (“sostituzione”)
  • accusa all’Occidente di manipolare le elezioni

Il filo conduttore è l’inversione delle responsabilità: la Russia viene presentata come vittima, mentre l’Occidente come aggressore.

Fenomeni simili si osservano anche in Ungheria, dove la disinformazione favorisce Viktor Orbán e attacca il suo sfidante Péter Magyar.

Il problema è aggravato dal fatto che le élite politiche europee spesso comunicano poco il rischio ai cittadini, per timore di creare allarme.

Secondo il World Economic Forum, la “guerra cognitiva” è tra i principali rischi globali. L’Unione Europea ha iniziato a reagire con lo “Scudo democratico europeo”, ma servono interventi più forti anche a livello nazionale.

Conclusione:
Per Ferrera, le democrazie devono rafforzarsi: non basta la trasparenza (“vetro”), servono difese più solide (“cristalli antiproiettile”). La disinformazione è un virus che può minare dall’interno la libertà di informazione e quindi l’intero sistema democratico.

3 aprile 2026