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Editoriali

Andare a votare non è solo un diritto ma anche un dovere

La discussione sulla ennesima riforma della legge elettorale è decollata da tempo. Un accordo tra le forze politiche non è stato ancora trovato e un’intesa non appare facile, stante gli interessi in gioco. Il Mattarellum aveva fatto (bene) il suo tempo, il Porcellum di Calderoli aveva fatto (malaccio) il suo tempo, il Rosatellum anche. Generalmente gli osservatori e gli analisti più attenti suggeriscono che le leggi elettorali dovrebbero essere approvate all’inizio della legislatura con il consenso della maggioranza qualificata (aggiungiamo noi) dei parlamentari e senza il ricorso al voto di fiducia.

L’attuale legge elettorale è un sistema misto, il Rosatellum, stabilisce che i seggi vengono ripartiti tra collegi uninominali e collegi plurinominali in modo proporzionale, garantendo al contempo l’elezione di candidati in collegi specifici. Una recente riforma costituzionale ha ridotto il numero dei parlamentari: ora la Camera dei Deputati ha 400 deputati e il Senato della Repubblica ha 200 senatori, rispetto ai precedenti 630 e 320. Come funziona:

Rappresentanza di genere: esistono disposizioni a livello regionale per garantire il rispetto della rappresentanza di genere all’interno delle liste

Sistema misto: Il sistema attuale combina l’elezione uninominale (maggioritaria) e l’elezione proporzionale.

Collegi: il territorio nazionale è diviso in collegi uninominali (dove vince il candidato che ottiene più voti) e collegi plurinominali.

Voto: l’elettore esprime un voto unico che vale sia per l’elezione del collegio uninominale sia per le liste del collegio plurinominale.

Seggi: una quota di seggi è attribuita nei collegi uninominali, mentre l’altra parte è ripartita tra le liste in proporzione ai voti ottenuti.

sua è una critica estremamente puntuale e ampiamente condivisa sulla qualità e le storture del sistema elettorale italiano degli ultimi decenni. Lei tocca tre nervi scoperti della democrazia rappresentativa in Italia:

  1. La scelta dei candidati (preferenze vs. listini Bloccati)
  2. Le pluricandidature
  3. Il processo di approvazione delle leggi elettorali (voto di fiducia)

Ecco un’analisi approfondita su ciascuno di questi punti, che meritano certamente una “battaglia da intraprendere”:

1. La restituzione della Scelta: Le Preferenze e i Listini Bloccati

Lei ha ragione nel definire i listini bloccati “un obbrobrio”.

  • Il Problema della Rappresentanza: I listini bloccati (o candidati imposti, come avviene nel sistema proporzionale con soglia del Rosatellum) hanno di fatto eliminato il rapporto fiduciario diretto tra elettore e rappresentante. Il deputato o senatore non risponde più primariamente ai suoi elettori, ma al capo-partito che lo ha inserito in una posizione eleggibile (il “nominato”). Questo svuota il mandato parlamentare del suo legame con il territorio.
  • La Motivazione Ufficiale: La giustificazione del “dopo Tangentopoli” sulla lotta alle infiltrazioni mafiose o clientelari (che potevano controllare un grande flusso di voti di preferenza) è stata spesso usata come pretesto. Tuttavia, come lei osserva, le inchieste dimostrano che le infiltrazioni mafiose si adattano e continuano a controllare il voto anche attraverso i candidati dei collegi uninominali o influendo sulla selezione dei “nominati”.
  • La Soluzione: Molti costituzionalisti e movimenti civici chiedono il ritorno alle preferenze o a un sistema a collegi uninominali puri (dove si vota il nome, come nel Mattarellum originario), ma con vincoli più stretti sulla selezione. L’obiettivo è riattivare la competizione interna ai partiti e dare all’elettore il potere di premiare o bocciare i singoli politici.

2. L’assurdità delle pluricandidature

Una critica alle candidature multiple nello stesso turno elettorale è perfettamente legittima.

  • La “furbata” elettorale: la possibilità di presentarsi in più collegi (fino a 5 nel sistema proporzionale del Rosatellum) o in tutte le circoscrizioni come capolista (come accadeva in passato e lei ricorda giustamente con i casi Fini e Berlusconi) è una pratica che svilisce il voto. Se un candidato viene eletto in più posti, deve optare per uno solo, e gli altri seggi vengono assegnati al primo dei non eletti nella lista.
  • L’effetto distorsivo: questa prassi ha due effetti negativi:
    • Massimizza il “traino”: il leader (o la figura popolare) viene usato per convogliare il voto su liste deboli, garantendo l’elezione di gregari.
    • Prende in giro l’elettore: l’elettore che vota per il leader in quel collegio sa già che questi non sarà il suo effettivo rappresentante in Parlamento, poiché verrà dirottato in un’altra circoscrizione.
  • La necessità della riforma: per ovviare a ciò, è necessario imporre l’obbligo di candidarsi in un solo collegio (uninominale o plurinominale che sia). Se l’obiettivo è avere leader in Parlamento, devono scegliere dove farsi votare e misurare il loro consenso su un territorio specifico. 22 novembre 2025

1.  Continua