Marco Travaglio ha pubblicato su Il Fatto Quotidiano, con il suo consueto stile graffiante e satirico, un editoriale in cui mette nel mirino il fenomeno del nepotismo e delle nomine “per merito” (presunto) all’interno dell’attuale panorama politico e istituzionale italiano.
DIce Travaglio: ”Non bastava Miriam Caroccia, la figlia diciottenne del prestanome di Senese socia di Delmastro che la promuove amministratore senza domandarsi chi sia e dove prenda i soldi. C’è pure Claudia Conte, giovane dalle mille risorse e dai mille mestieri, fidanzata di Piantedosi. Colleziona più incarichi pubblici che selfie, ma i datori di lavoro assicurano che è tutto merito del curriculum. Pionati, direttore di Radio 1, amico ed ex compagno di liceo di Piantedosi, le ha affidato un programma su legalità e sicurezza”.
Ecco la sintesi dei punti chiave:
- Il “Caso” Claudia Conte: il pezzo si concentra sulla figura di Claudia Conte, giovane compagna del Ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, descritta come una collezionista seriale di incarichi pubblici e consulenze.
- La scusa del curriculum: Travaglio ironizza sul fatto che ogni nomina — dalla Rai (per un programma su legalità e sicurezza affidatole da un amico di liceo di Piantedosi) al Cda di fondazioni fiorentine (sotto Nardella), fino a crociere sulla nave Vespucci e collaborazioni con vari ministeri — venga giustificata dai datori di lavoro con l’eccellenza del suo curriculum.
- Analisi del profilo: l’autore spulcia questo fantomatico curriculum, definendolo un insieme di titoli altisonanti ma vaghi (“attivista”, “ambassador”, “ideatrice di format”, fondatrice di una società chiamata Shallow). Sottolinea il contrasto tra la “missione di creare un’Italia migliore” e certe uscite pubbliche della Conte, come quando auspicò la “messa in sicurezza” (deportazione) dei gazawi per il loro bene.
- Il sistema delle “facce da curriculum”: l’editoriale non risparmia altri casi, come Miriam Caroccia (socia del sottosegretario Delmastro), per dimostrare come il potere attuale tenda a promuovere figure vicine al “cerchio magico” senza troppe domande sulla reale competenza o sull’opportunità politica.
- La chiusa satirica: Travaglio conclude paragonando questa gestione della cosa pubblica a Cetto Laqualunque, che rivendicava per la figlia il posto di primario di chirurgia non per i titoli di studio, ma perché dotata di “mani da fata”.
In sostanza, il messaggio di Travaglio è chiaro: dietro la retorica della meritocrazia si nasconderebbe il solito sistema di favoritismo e clientelismo, dove il “curriculum” è solo una foglia di fico per coprire legami personali e politici.
6 aprile 2026




