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Spagna-Argentina, in gioco c’è la storia

Paolo Tomaselli ha pubblicato un articolo, sul Corriere della Sera, in cui presenta la finale mondiale tra Spagna e Argentina come uno scontro che va oltre il calcio: è il confronto fra due culture calcistiche, due modi di intendere il gioco e due generazioni.

Scrive Tomaselli: ”Da una parte c’è un ct giovane ma campione in carica come Scaloni, che in Spagna ci ha giocato e ci vive. Dall’altra uno come De La Fuente, che era in campo da terzino destro dell’athletic Bilbao quando nel 1983 una mega rissa convinse Diego Armando Maradona a lasciare la Spagna, per andare a Napoli”.

E continua: ”Stavolta in effetti un domani non c’è: vincere domenica sotto il sole del New Jersey «per l’ultima di Leo», per la quarta stella e per il pueblo. Oppure nada. L’irreverente Lamine Yamal (ieri a riposo per un fastidio alla coscia) stella della Masia del Barcellona che sogna di fare come Pelé e Mbappé campioni del mondo teenager, contro il vecchio mito Messi, che di quel vivaio resta il simbolo più potente. E a 39 anni è ormai a un solo passo, contro la sua seconda patria, dal secondo trionfo consecutivo, impresa riuscita per ultimo proprio a Pelé, se pure a mezzo servizio, nel 1962”.

Da una parte c’è la Spagna, simbolo del calcio organizzato, tecnico e collettivo, costruito nelle accademie come la Masia del Barcellona. Il volto della nuova generazione è Lamine Yamal, giovanissimo talento che sogna di diventare campione del mondo da adolescente, sulle orme di Pelé e Mbappé. La Roja arriva alla finale con la migliore difesa del torneo e un gioco corale, fatto di possesso, triangolazioni e controllo della partita.

Dall’altra c’è l’Argentina, guidata ancora da Lionel Messi, alla sua ultima finale mondiale e a un passo da un secondo titolo consecutivo, impresa riuscita in passato solo a Pelé. La squadra di Scaloni incarna il calcio istintivo e combattivo dei quartieri popolari: ha raggiunto la finale rimontando più volte gli avversari e vincendo spesso nei minuti finali o ai supplementari, dimostrando una straordinaria capacità di soffrire e reagire.

L’articolo ripercorre anche la storia delle due nazionali. La Spagna ha conquistato un solo Mondiale, nel 2010, mentre l’Argentina ha costruito i suoi successi attraverso finali drammatiche e ricche di colpi di scena: dal trionfo del 1978 a quello di Maradona nel 1986, fino all’epica vittoria del 2022 contro la Francia.

Dal punto di vista tattico, la finale oppone il blocco alto della Spagna, erede del calcio di Cruyff, al blocco basso e alle ripartenze dell’Argentina, alimentate dal talento di Messi. È il confronto tra la razionalità del gioco collettivo e il genio individuale capace di cambiare il destino di una partita.

Per Tomaselli, questa è la “finale dei due mondi”: da una parte il futuro rappresentato da Yamal, dall’altra la leggenda vivente Messi, cresciuto proprio in Catalogna e divenuto il simbolo universale del calcio. Qualunque sia il vincitore, conclude l’autore, sarà una finale destinata a entrare nella storia, perché celebra il passaggio di testimone tra due epoche del calcio mondiale.

17 luglio 2026