Come si fa, scrive Fabio Riva su La Stampa, a mettere insieme – nella stessa short list – Josep Pep Guardiola (con i suoi 42 trofei vinti in 17 anni di carriera sulle panchine di Barcellona, Bayern Monaco e Manchester City) con Andrea Pirlo? Pirlo che di trofei ne ha vinti due, in sei anni da allenatore vissuti tra Juventus, Fatih Karagümrük, Sampdoria e Dubai? Eppure questo è il problema di Giovanni Malagò, nuovo presidente della Figc e del suo staff.
Sostiene Riva: ”L’obiettivo è quello di cercare talenti e, per farlo, intervenire sin dalla base su scuole calcio e dinamiche di insegnamento. Uniformare i principi di gioco delle rappresentative azzurre, fare in modo che la Nazionale sia l’apice d’una filiera e non… l’elemosina che arriva dai club. «Paolo e Leonardo sono stati a Coverciano dove hanno iniziato a rivoluzionare qualcosa di potenzialmente formidabile, ma ora molto statico – ha spiegato Malagò a Cronache di spogliatoio – . Sono pronti ad intervenire nel pieno dell’organizzazione: da lì parte tutto il progetto della filiera che deve arrivare alla individuazione degli italiani più talentuosi».
E prosegue: ”Andrea Pirlo ha già dato la sua disponibilità. Una cosa in comune con Guardiola – oltre al carisma – ce l’ha. L’idea d’un calcio “bello”, come ce l’hanno in mente Maldini e Leonardo”.
L’articolo si apre evidenziando lo stridente contrasto nella lista dei candidati per la panchina azzurra: da un lato Pep Guardiola (42 trofei in carriera), dall’altro Andrea Pirlo (2 trofei in 6 anni tra Juve, Turchia, Sampdoria e Dubai).
Dalla FIGC chiariscono che non c’è un vero e proprio confronto:
- Guardiola è il “sogno/utopia”: un tentativo fuori categoria (confermato dalle parole di Giovanni Malagò) da provare a prescindere, approfittando dell’opportunità.
- Le alternative realistiche: sullo sfondo restano profili più affini al contesto attuale come Pirlo (che ha già dato la sua disponibilità pur incontrando qualche perplessità), ma anche Roberto Mancini e Antonio Conte (sostenuto dai club di Serie A).
Il piano della FIGC: La “Rivoluzione”
Il cuore dell’articolo riguarda il progetto di lungo termine affidato a Paolo Maldini (DT della FIGC) e Leonardo (advisor), i quali hanno incontrato Guardiola a Barcellona.
Il focus dell’incontro non è stato solo economico, ma soprattutto progettuale:
- Addio al vecchio modello: superare l’era del catenaccio, dei troppi tatticismi e del culto della sola fisica.
- Riforma dalle basi:intervenire su scuole calcio e metodi d’insegnamento per scovare e valorizzare i talenti italiani.
- Filiera unica: uniformare i principi di gioco di tutte le rappresentative azzurre, rendendo la Nazionale il vertice di un sistema virtuoso e non più una “elemosina” concessa dai club.
Conclusioni e prossimi sviluppi
In questo quadro di rifondazione (iniziato a Coverciano per sbloccare un sistema attualmente “statico”), Guardiola rappresenterebbe il simbolo perfetto, capace anche di attirare enormi investimenti dagli sponsor per coprire i costi.
In caso di suo diniego (legato anche alla volontà del tecnico di prendersi un anno sabbatico), la FIGC valuterà le altre opzioni disponibili, mantenendo comunque l’obiettivo di proporre un calcio moderno e “bello”. Gli annunci ufficiali sono attesi a breve.
22 luglio 2026





