Il prof. Carlo Cottarelli ha pubblicato un editoriale sul Corriere della Sera in cui scrive dell’accordo tra Stati Uniti e Iran che ha consentito la riapertura dello Stretto di Hormuz riduce il rischio immediato di una crisi energetica globale. Se la tregua si consoliderà, l’economia mondiale potrà tornare a una crescita soddisfacente, ma la crisi lascerà comunque conseguenze durature sul piano economico e geopolitico.
Sostiene Cottarelli: ”I rapporti con gli Stati Uniti: al di là dei sorrisi e degli abbracci durante il recente incontro dei G7, è chiaro che la decisione unilaterale presa da Trump di scatenare una guerra che avrebbe potuto avere potenzialmente implicazioni enormi per i suoi alleati Nato senza nessuna forma di consultazione conferma (semmai ce ne fosse stato bisogno) l’allontanamento del Paese leader del mondo occidentale dai suoi tradizionali alleati. Non è una frattura, naturalmente, ma non è neppure una cosa da poco. Motivo ulteriore per cui noi europei dobbiamo rafforzare al più presto le nostre istituzioni, nonostante le forze centrifughe che sembrano ora crescere nei principali Paesi dell’Unione”.
E continua: ”Per ora Hormuz rimane una fondamentale arma di ricatto per il regime iraniano e non possiamo restare esposti a tale ricatto. In particolare per l’italia, c’è anche la più generale urgenza di liberarci della dipendenza dei combustibili fossili, da qualunque parte provengano: avanti al più presto con le rinnovabili e col ritorno al nucleare”.
Cosa torna alla normalità
- Il prezzo del petrolio è già sceso rispetto ai picchi raggiunti durante la crisi e potrebbe diminuire ulteriormente.
- Il rischio di una grave interruzione delle forniture energetiche è rientrato.
- La crescita economica mondiale dovrebbe proseguire a ritmi discreti.
- Per l’Italia, le previsioni di crescita del PIL potrebbero essere migliori di quelle ufficiali: dal previsto 0,5% si potrebbe arrivare vicino all’1%, grazie ai buoni dati del primo trimestre.
- L’inflazione dovrebbe gradualmente rallentare nei prossimi mesi, favorendo il recupero del potere d’acquisto dei lavoratori.
Gli effetti economici che resteranno
Cottarelli individua due conseguenze importanti:
- Tassi di interesse più alti
- La Banca Centrale Europea ha aumentato i tassi per prevenire effetti inflazionistici derivanti dal rincaro del petrolio.
- Anche se il petrolio continua a scendere, difficilmente la BCE annullerà rapidamente questa decisione.
- Famiglie e imprese dovranno quindi convivere con costi del credito leggermente più elevati rispetto al periodo precedente alla crisi.
- Più deficit pubblico in Italia
- Il governo italiano ha ottenuto dalla Commissione europea maggiore flessibilità di bilancio.
- Potrà spendere diversi miliardi in più tra il 2026 e il 2027, includendo anche maggiori spese militari.
- Per Cottarelli questo offre margini di manovra politici importanti, soprattutto in vista delle elezioni, ma aumenta anche il debito che ricadrà sulle generazioni future.
Le conseguenze geopolitiche di lungo periodo
1. Energia
- La crisi ha dimostrato quanto l’Occidente sia ancora vulnerabile alla possibile chiusura dello Stretto di Hormuz.
- Occorre diversificare le rotte energetiche e ridurre la dipendenza da quel passaggio strategico.
- Per l’Italia la soluzione di lungo termine è accelerare sia sulle energie rinnovabili sia sul ritorno al nucleare.
2. Rapporti con gli Stati Uniti
- Cottarelli interpreta l’azione unilaterale dell’amministrazione Trump come un ulteriore segnale di allontanamento degli Stati Uniti dai tradizionali alleati europei.
- Non parla di rottura dell’alleanza atlantica, ma di un cambiamento significativo negli equilibri politici.
- Da qui la conclusione che l’Europa dovrebbe rafforzare le proprie istituzioni e la propria autonomia strategica.
Conclusione
L’autore ritiene che il peggio della crisi energetica sia stato evitato e che le prospettive economiche, anche per l’Italia, siano migliori del previsto. Tuttavia la vicenda lascia due insegnamenti: la necessità di ridurre la dipendenza energetica da aree geopoliticamente instabili e quella di costruire un’Europa più forte e meno dipendente dalle scelte degli Stati Uniti.
19 giugno 2026





