Marco Bresolin ha pubblicato su La Stampa un articolo nel quale parla o da pensioni delle sperequazioni fiscali su redditi da lavoro dipendente o da pensioni sui redditi da capitale.
Scrive Bresolin: ”«Esiste un margine per spostare una parte del carico fiscale relativamente elevato che grava sul lavoro verso altre basi imponibili attualmente poco sfruttate, comprese la ricchezza patrimoniale e le successioni». Questo ovviamente non vuol dire che la Commissione stia «imponendo» e nemmeno «raccomandando» in modo ufficiale all’Italia di introdurre una patrimoniale o di inasprire l’imposta sulle successioni. Se avesse voluto, avrebbe potuto farlo in maniera esplicita nel documento con le raccomandazioni che poi dovrà essere approvato dal Consiglio. Ma il segnale – tra le righe – è quello”.
E aggiunge: ”Nel capitolo dedicato al Fisco, non mancano le critiche della Commissione alla flat tax per gli autonomi che «erode la base imponibile e indebolisce la progressività» e non piacciono nemmeno i condoni fiscali, considerati «controproducenti». Si chiede di contrastare l’evasione e di ridurre le agevolazioni fiscali, in particolare eliminando i sussidi «dannosi per l’ambiente». In questo contesto, la Commissione invita a rivedere il sistema di tassazione dei veicoli aziendali perché ci sono «margini per ridurre i benefit legati alle auto con motore termico»: detto diversamente, meglio limitare il trattamento di favore ai mezzi elettrici”.
Il suggerimento “tra le righe” su patrimoniale e successioni
Nelle raccomandazioni ufficiali della Commissione europea all’Italia si parla genericamente di spostare il carico fiscale dal lavoro verso “fonti di entrata meno dannose per la crescita”. Tuttavia, nel documento tecnico allegato di 150 pagine, i tecnici dell’UE specificano chiaramente che queste fonti sono la ricchezza patrimoniale e le successioni. Non si tratta di un obbligo o di una raccomandazione ufficiale esplicita, ma di un chiaro segnale politico.
Le “patologie croniche” dell’Italia
L’Italia resta inserita tra i Paesi con “squilibri economici”. Nonostante il via libera della Commissione alla flessibilità sulle spese energetiche, Bruxelles evidenzia numerosi problemi strutturali:
- Lavoro e fisco: bassa produttività, salari reali in calo e un sistema fiscale sbilanciato sui lavoratori dipendenti. Al contrario, la flat tax per gli autonomi viene criticata perché riduce la progressività fiscale ed erode la base imponibile. Vengono inoltre bocciati i condoni fiscali, definiti “controproducenti”.
- Casa e catasto: si sollecita la riforma del catasto (promessa ma non completata). L’UE nota inoltre che l’esenzione dell’Imu sulla prima casa riduce le entrate dei comuni, che mancano alloggi popolari e che il boom degli affitti brevi aggrava il problema abitativo.
- Demografia e Welfare: Forte invecchiamento della popolazione, culle vuote e fuga di cervelli, con una spesa pensionistica in aumento. Secondo l’UE, una gestione efficace dell’immigrazione regolare potrebbe mitigare il calo demografico.
Scuola, sanità e ambiente
Il rapporto analizza anche altri settori in forte sofferenza:
- Istruzione: risultati scolastici scarsi e disomogenei (soprattutto al Sud). Bruxelles critica i tempi troppo lunghi per laurearsi (proponendo di limitare la possibilità di ripetere gli esami gratis) e chiede maggiore stabilità per i docenti precari.
- Sanità: l’accesso alle cure è peggiorato, con liste d’attesa interminabili e forti disparità tra le regioni. La raccomandazione è di assumere più personale medico.
- Ambiente e transizione: si chiede di tagliare i sussidi dannosi per l’ambiente, suggerendo ad esempio di eliminare i benefici fiscali per le auto aziendali a motore termico a favore di quelle elettriche. Vengono inoltre ricordati i forti rischi idrogeologici, che richiederebbero investimenti per 10 miliardi di euro all’anno fino al 2050.
Il suggerimento “tra le righe” su patrimoniale e successioni
Nelle raccomandazioni ufficiali della Commissione europea all’Italia si parla genericamente di spostare il carico fiscale dal lavoro verso “fonti di entrata meno dannose per la crescita”. Tuttavia, nel documento tecnico allegato di 150 pagine, i tecnici dell’UE specificano chiaramente che queste fonti sono la ricchezza patrimoniale e le successioni. Non si tratta di un obbligo o di una raccomandazione ufficiale esplicita, ma di un chiaro segnale politico.
Le “patologie croniche” dell’Italia
L’Italia resta inserita tra i Paesi con “squilibri economici”. Nonostante il via libera della Commissione alla flessibilità sulle spese energetiche, Bruxelles evidenzia numerosi problemi strutturali:
- Lavoro e fisco: bassa produttività, salari reali in calo e un sistema fiscale sbilanciato sui lavoratori dipendenti. Al contrario, la flat tax per gli autonomi viene criticata perché riduce la progressività fiscale ed erode la base imponibile. Vengono inoltre bocciati i condoni fiscali, definiti “controproducenti”.
- Casa e catasto: si sollecita la riforma del catasto (promessa ma non completata). L’UE nota inoltre che l’esenzione dell’Imu sulla prima casa riduce le entrate dei comuni, che mancano alloggi popolari e che il boom degli affitti brevi aggrava il problema abitativo.s
- Demografia e welfare: forte invecchiamento della popolazione, culle vuote e fuga di cervelli, con una spesa pensionistica in aumento. Secondo l’UE, una gestione efficace dell’immigrazione regolare potrebbe mitigare il calo demografico.
Scuola, sanità e ambiente
Il rapporto analizza anche altri settori in forte sofferenza:
- Istruzione: risultati scolastici scarsi e disomogenei (soprattutto al Sud). Bruxelles critica i tempi troppo lunghi per laurearsi (proponendo di limitare la possibilità di ripetere gli esami gratis) e chiede maggiore stabilità per i docenti precari.
- Sanità: l’accesso alle cure è peggiorato, con liste d’attesa interminabili e forti disparità tra le regioni. La raccomandazione è di assumere più personale medico.
- Ambiente e transizione: si chiede di tagliare i sussidi dannosi per l’ambiente, suggerendo ad esempio di eliminare i benefici fiscali per le auto aziendali a motore termico a favore di quelle elettriche. Vengono inoltre ricordati i forti rischi idrogeologici, che richiederebbero investimenti per 10 miliardi di euro all’anno fino al 2050.





