La trappola della bassa crescita. Il problema economico nmero uno dell’Italia. Il prof. Angelo Panebianco scrive un interessante editoriale in cui evidenzia come la politica italiana, sia di governo che di opposizione, sia prigioniera di un dibattito sterile (patrimoniale sì/no) che elude il vero problema nazionale: la debolezza della crescita economica.
Panebianco sostiene che: ”chi difende lo status quo (la destra al governo) e chi propone una «ridistribuzione della ricchezza» (la sinistra). Come è bene esemplificato sia dai caratteri della manovra finanziaria sia dalle reazioni dell’opposizione. Patrimoniale sì, patrimoniale no. Entrambi gli schieramenti eludono così il vero problema: quello della (debolissima) crescita economica (…) I rimedi per rimettere in moto l’ascensore sociale possono essere soltanto due: togliere le ingessature che bloccano lo sviluppo e investire massicciamente nel capitale umano. Si tratta da un lato di liberare le imprese, e chiunque voglia intraprendere, dai troppi vincoli e dai troppi oneri che devono sopportare. E si tratta, dall’altro lato, puntando sulla qualità dei sistemi di istruzione, sia di dare alle persone gli strumenti per adattarsi al meglio ai cambiamenti imposti dallo sviluppo tecnologico sia di mettere a disposizione del sistema produttivo un’ampia riserva di personale qualificato”.
Il blocco sociale ed economico
Panebianco stabilisce una connessione diretta tra la crescita economica asfittica del Paese e il livello basso di stipendi e salari. L’impatto maggiore di questo blocco ricade sui ceti medi — un gruppo sociale storicamente fondamentale per il sostegno alla democrazia.
Il problema principale è il blocco dell’ascensore sociale:
- Le persone non credono più in un miglioramento futuro delle proprie condizioni.
- I genitori non hanno fiducia che i loro figli avranno una vita migliore o anche solo pari alla loro.
- L’impoverimento di questi ceti, a lungo termine, ha conseguenze profonde sulla forma di governo.
I rimedi per ripartire
Secondo l’autore, la soluzione per sbloccare l’ascensore sociale e rilanciare l’Italia si basa su due azioni fondamentali e inscindibili:
- Eliminare le “ingessature” dello sviluppo (De-burocratizzazione):
- Liberare le imprese e gli imprenditori dai troppi vincoli e oneri che bloccano l’iniziativa economica.
- Investire massicciamente nel capitale umano (Istruzione):
- Puntare sulla qualità dei sistemi di istruzione per fornire alle persone gli strumenti per adattarsi ai cambiamenti tecnologici e per dare al sistema produttivo personale qualificato.
Le cause dell’immobilismo politico
Panebianco critica il Governo per limitarsi a difendere lo status quo (pur riconoscendo il rigore sui conti della manovra finanziaria) e l’Opposizione per essere demagogica e non concentrarsi sulle riforme. L’autore individua tre cause per questo immobilismo politico:
- Orientamenti profondi del Paese: una società che invecchia e in declino demografico è per sua natura conservatrice, predilige il quieto vivere e preferisce consumare la ricchezza esistente piuttosto che sostenere le innovazioni (che disturbano le routine quotidiane). La mancanza di figli rende la società meno disposta a fare “scommesse sul futuro”.
- Assetto istituzionale: la struttura amministrativa e gli organi di garanzia tendono a premiare i “poteri di veto”, i quali rendono difficile e costoso ogni tentativo di innovazione.
- Debolezza culturale della classe politica: una classe politica lungimirante, sia essa liberal-conservatrice o socialista non populista, dovrebbe trovare un punto d’incontro per rilanciare lo sviluppo, ma ciò non accade.
L’editoriale si conclude con una nota di speranza: nonostante gli ostacoli apparentemente insuperabili, la storia è imprevedibile. Le sfide enormi che attendono l’Europa potrebbero, alla fine, trascinare anche un’Italia riluttante al cambiamento.
14 novembre 2025





