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Editoriali

Il re d’Inghilterra Enrico VIII e Donald Trump

Il prof. Sabino Cassese, in un colloquio nella trasmissione su La 7 ”Omnibus”, ha paragonato le figure del re d’Inghilterra Enrico VIII con quella di Donald Trump, entrambi estremamente discussi. Enrico VIII, secondo sovrano della dinastia Tudor, regnò sull’Inghilterra dal 1509 al 1547. Celebre per aver avuto sei mogli e per aver fondato la Chiesa Anglicana, è una delle figure più complesse della storia europea: da giovane principe rinascimentale si trasformò in un sovrano spietato. Sull’attuale presidente degli Stati Uniti si vocifera molto, moltissimo e c’è chi arriva persino a dubitare delle sue condizioni psichiche, tant’è che si parla di possibile richiesta di impeachement da parte dei democratici americani. Cosa ne pensi?

Il paragone del prof. Sabino Cassese fra il re d’Inghilterra Enrico VIII ed il presidente degli Stati Uniti Donald Trump può essere interessante come metafora politica, ma va preso, naturalmente, con cautela.

Ci sono alcuni punti di somiglianza che gli osservatori spesso evidenziano:

  • Entrambi hanno mostrato una forte tendenza a personalizzare il potere e a considerare le istituzioni come strumenti da piegare ai propri obiettivi.
  • Entrambi hanno avuto un rapporto conflittuale con parti dell’establishment politico e amministrativo.
  • Entrambi hanno suscitato una forte polarizzazione: sostenitori molto fedeli e oppositori altrettanto determinati.

Tuttavia, le differenze storiche sono enormi. Enrico VIII era un monarca assoluto del XVI secolo che poteva far arrestare, condannare o giustiziare oppositori e persino alcune delle sue mogli. Trump opera invece all’interno di una repubblica costituzionale con separazione dei poteri, elezioni periodiche, una magistratura indipendente e una stampa libera. Le conseguenze concrete delle loro decisioni e il contesto istituzionale sono quindi profondamente diversi. Questi provvedimenti avrebbe voluto fortemente poter attuare il signor Trump, questa considerazione non può essere posta in discussione. I tempi sono diversi. Il presidente degli Stati Uniti non ha mai nascosto la sua ammirazione per personalità forti quali Vladimir Putin e Xi Jinping, Erdogan e Al Sisi.

Per quanto riguarda le condizioni psichiche di Trump, è importante distinguere tra critica politica e valutazione medica. Esistono commentatori, avversari politici e alcuni professionisti che hanno espresso dubbi sulle sue capacità cognitive o sul suo stato mentale. Tuttavia, formulare una diagnosi seria richiederebbe una valutazione clinica diretta. Al momento non esiste alcuna diagnosi ufficiale pubblicamente riconosciuta che lo dichiari incapace di esercitare la carica. Anche perchè eventuali criticità dello stato di salute di Donald vengono celate.

Anche sull’impeachment occorre fare chiarezza. Negli Stati Uniti l’impeachment non è uno strumento pensato per valutare genericamente la salute mentale di un presidente, ma una procedura politica e costituzionale legata a presunte violazioni gravi della legge o degli obblighi dell’ufficio. Per l’incapacità fisica o mentale esiste invece il meccanismo previsto dal Venticinquesimo Emendamento.

La mia valutazione è che il paragone con Enrico VIII sia soprattutto una provocazione intellettuale utile a evidenziare alcuni tratti di leadership percepiti come personalistici o anticonvenzionali. Come analogia storica può stimolare la riflessione, ma se la si prende alla lettera rischia di semplificare eccessivamente sia la figura di Enrico VIII sia quella di Trump.

In generale, quando si parla di leader molto controversi, è spesso più utile concentrarsi sui fatti verificabili — decisioni politiche, rapporti con le istituzioni, risultati ottenuti e rispetto delle regole costituzionali — piuttosto che sulle ipotesi riguardanti la loro salute mentale, che senza evidenze cliniche restano inevitabilmente speculative.

18 giugno 2026