La prof.ssa Veronica de Romanis ha pubblicato su La Stampa un editoriale nel quale parla del progetto Futuro Nazionale dell’euro- parlamentare Roberto Vannacci. Il generale, fuori-uscito dalla Lega di Salvini, oggi non è responsabile dei problemi attuali del Paese, si accinge a fare delle proposte rivoluzionarie, a partire dalla re-migrazione. Questa posizione gli consente di fare promesse molto ambiziose senza dover ancora confrontarsi con i vincoli della realtà di governo.
Scrive de Romanis: ”Per provare a ridimensionare l’avanzata del generale Vannacci, un’arma ci sarebbe e la possiede Giorgia Meloni. Basterebbe che dicesse a chi intende votare il Generale: «Non credetegli. In economia ho fatto le stesse promesse durante la campagna elettorale. Poi, una volta al governo, non le ho mantenute». «E per fortuna», dovrebbe aggiungere, visto che la tanto decantata “stabilità” deriva proprio dal non aver messo in atto ciò che era stato annunciato. Una simile ammissione contribuirebbe a contenere il consenso che – inevitabilmente – raccoglierà Vannacci seguendo il metodo del “prima la sparo grossa, poi si vedrà”, già adottato da molti in passato”.
E aggiunge: ”Ad oggi, nessuno degli altri leader può sostenere la tesi del “noi” contro l’establishment. Solo per fare un esempio, Meloni non può più usare l’immagine dell'”underdog” – lo sfavorito –, il Movimento 5 Stelle quella dei “cittadini” che “aprono il Parlamento” alla società civile: la storia ha ampiamente dimostrato che nei palazzi ci si sta benissimo e ci si vuole restare il più a lungo possibile”.
L’autrice sostiene che l’unica persona in grado di ridimensionarne il consenso sarebbe Giorgia Meloni. Dovrebbe spiegare agli elettori che molte delle promesse economiche oggi avanzate da Vannacci sono simili a quelle che lei stessa aveva formulato prima di arrivare al governo, salvo poi abbandonarle una volta confrontatasi con i vincoli europei e finanziari.
L’esempio principale riguarda il rapporto con l’euro e con l’Unione Europea. Vannacci propone di “cambiare rotta”, ma De Romanis ricorda che sia Meloni sia il Movimento 5 Stelle avevano adottato in passato posizioni analoghe. Una volta al governo, però, hanno rispettato le regole europee e mantenuto una linea di prudenza fiscale.
L’autrice evidenzia che tanto il governo guidato da Giuseppe Conte quanto quello di Meloni hanno finito per attuare politiche di bilancio molto rigorose, riducendo deficit e disavanzi nonostante la retorica anti-austerità delle campagne elettorali.
La ragione, secondo De Romanis, è semplice: oltre alle regole europee esistono i mercati finanziari, da cui dipende il finanziamento del debito pubblico italiano. Quando i governi tentano di sfidare questi vincoli, rischiano l’aumento dello spread e sono costretti a correggere la rotta.
Tesi centrale
L’articolo sostiene che non si dovrebbe prendere alla lettera il programma economico di Vannacci, perché chiunque arrivi al governo in Italia deve confrontarsi con vincoli finanziari e istituzionali che rendono irrealizzabili molte promesse elettorali. Per De Romanis, Meloni potrebbe smontare la narrazione del Generale proprio ricordando la propria esperienza: promettere è facile, governare è un’altra cosa.
17 giugno 2026



