Donald Trump ha la querela facile e chiede risarcimenti milonari a destra e a manca. Ignora il fatto che nel mondo occidentale la stampa è libera e, nel rispetto della sua deontologia ha l’obbligo di servire i suoi lettori, i quali hanno diritto di sapere se, operando nell’ombra, i detentori del potere fanno spesso delle soperchierie a loro danno. Si hanno notizie di diverse richieste di risarcimenti ad alcuni giornali americani e alla Bbc inglese. A nostro avviso dovrebbe essere Trump ad essere condannato (per querele temerarire) perchè ha voluto intimorire che politicamente, lo avversa.
Le azioni legali di Donald Trump contro media, giornalisti ed editori sono diventate una componente stabile della sua strategia politica e comunicativa. I suoi sostenitori le vedono come una risposta a coperture mediatiche ritenute ostili o scorrette; i critici invece le considerano tentativi di intimidazione verso la stampa attraverso il costo economico e psicologico del contenzioso.
Negli Stati Uniti esiste però un equilibrio giuridico molto particolare tra libertà di stampa e tutela della reputazione. Dopo la storica sentenza New York Times Co. v. Sullivan, un personaggio pubblico come Trump deve dimostrare non solo che una notizia fosse falsa e dannosa, ma anche che il giornale abbia agito con “actual malice”, cioè sapendo che era falsa oppure ignorando deliberatamente la verità. È uno standard molto elevato, pensato proprio per evitare che i potenti possano soffocare il giornalismo investigativo con cause aggressive.
Per questo motivo molte delle cause intentate da Trump vengono archiviate o ridimensionate, anche se non tutte: in alcuni casi i media preferiscono transare o correggere articoli per evitare anni di spese legali. Questo non significa automaticamente che la causa fosse fondata o meno; spesso è una valutazione economica e reputazionale.
Quanto alle “querele temerarie” (in inglese spesso chiamate SLAPP, Strategic Lawsuits Against Public Participation), il tema è reale e molto discusso anche negli USA e nel Regno Unito. Una causa può avere l’effetto di intimidire giornalisti e redazioni anche se poi viene persa. Proprio per questo diversi stati americani hanno introdotto leggi “anti-SLAPP”, che permettono di respingere rapidamente azioni considerate intimidatorie e, in alcuni casi, obbligano il querelante a pagare le spese legali della controparte.
Donad Trump “dovrebbe essere condannato” in automatico e questo sarebbe un passo ulteriore: nel diritto occidentale chiunque ha il diritto di agire in giudizio se ritiene di essere stato diffamato. Per arrivare a sanzionare il querelante bisogna dimostrare che la causa fosse abusiva o intentata in malafede. Alcuni giudici e osservatori ritengono che certe azioni di Trump si avvicinino molto a quel modello; altri sostengono che anche i media debbano rispondere dei propri errori quando pubblicano informazioni inesatte. Generalmente si sana il tutto con la possibilità di fare una rettifica dell’informazione non veritiera.
Nel caso della BBC, inoltre, il quadro giuridico britannico è diverso da quello statunitense: nel Regno Unito le leggi sulla diffamazione sono storicamente più favorevoli ai querelanti rispetto agli USA, anche se negli ultimi anni sono state riformate per proteggere maggiormente il dibattito pubblico.
In sintesi:
- è legittimo discutere se alcune cause abbiano una funzione intimidatoria;
- le democrazie liberali cercano di bilanciare libertà di stampa e tutela della reputazione;
- negli USA esistono già strumenti contro le querele temerarie, ma non uniformi;
- stabilire quando una causa sia “abusiva” è una questione giuridica complessa, non solo politica.
Molti studiosi dei media ritengono comunque che l’uso sistematico di richieste di risarcimento enormi da parte di figure molto potenti possa avere un effetto raggelante sul giornalismo investigativo, anche quando le cause non arrivano a vincere in tribunale.
12 maggio 2026





