Massimo Gaggi ha pubblicato sul Corriere della Sera un interessante editoriale che si può tranquillamente dividere in due parti principali che, pur sembrando scollegate, offrono una riflessione critica su alcune priorità attuali.
Cinque miliardi di dollari. Lunedì, mentre a Tianjin i Paesi del Sud del mondo guidati dalla Cina lanciavano la sfida agli Stati Uniti e a tutto l’Occidente e mentre Narendra Modi camminava tenendo per mano Vladimir Putin, Donald Trump, massimo responsabile di questo disastro diplomatico e geostrategico, era impegnato a misurare la ricchezza conquistata quella mattina con la sua ennesima criptovaluta: in poche ore la quotazione del Wlfi, per un quarto di proprietà della sua famiglia, ha fatto crescere (sulla carta, vietato incassare subito) il patrimonio dei Trump di una cifra superiore al valore dell’intero impero immobiliare che il tycoon divenuto presidente ha messo insieme in decenni.
La prima parte critica l’atteggiamento di Donald Trump, che, mentre la politica internazionale affronta sfide geostrategiche importanti, si concentra unicamente sui propri guadagni finanziari attraverso le criptovalute. L’autore definisce il suo approccio come “Trump First”, mettendo in discussione la serietà della sua politica “America First”.
La seconda parte dell’editoriale affronta il tema del caldo estivo e del raffreddamento urbano. Gassi sostiene che l’uso massiccio dell’aria condizionata, sebbene offra un sollievo immediato, causa una serie di problemi:
- Aumento del consumo elettrico: La domanda crescente di energia può portare a sovraccarichi e blackout, come accaduto a Firenze e Bergamo.
- Aumento del calore esterno: L’aria condizionata raffredda gli interni ma espelle aria calda, contribuendo all’effetto “isola di calore urbana”.
L’autore propone una soluzione più naturale e sostenibile: la riforestazione urbana. Basandosi su studi del Senseable City Lab di Dubai, Gaggi spiega che gli alberi, grazie all’evapotraspirazione, possono abbassare la temperatura dell’aria circostante fino a 15 gradi. L’articolo sottolinea che non tutti gli alberi sono uguali: l’efficacia dipende dalla specie, dalla densità della chioma e dalla posizione. L’uso dell’intelligenza artificiale può aiutare a pianificare questa “riforestazione urbana di precisione”, trattando il verde non più come un semplice abbellimento, ma come una vera e propria infrastruttura essenziale per il futuro delle nostre città.
4 settembre 2025





