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Esteri

Tre azioni per aiutare l’Ucraina

Federico Fubini ha pubblicato sul Corriere della Sera un editoriale nel quale sostiene che Putin non sta cercando una via d’uscita, non l’ha mai fatto. Cerca solo segni di stanchezza nel fronte che si oppone ai suoi scopi. E se era così quattro o cinque anni fa, non molto è cambiato oggi. Nei mesi prima dell’invasione — documenta Prokopenko — lui e i suoi si erano convinti di poter ottenere dalla Casa Bianca praticamente tutto ciò che dicevano di volere: l’impegno a congelare per anni qualunque discussione sull’accesso dell’Ucraina alla Nato (che comunque non era imminente); il blocco della fornitura a Kiev di armi che avrebbero potuto minacciare la Russia; uno statuto speciale per il Donbass a tutela della popolazione di lingua russa, che peraltro l’ucraina aveva già accettato.

Scrive Fubini: ”Pochi giorni prima dell’aggressione all’Ucraina del 24 febbraio 2022, non tutti nella cerchia attorno a Vladimir Putin volevano la guerra. Persino le persone a lui più fedeli cercarono di fargli capire che era meglio prendere tempo. Non voleva la guerra Sergey Naryshkin, il capo dell’intelligence estera di Mosca, umiliato dal leader durante la riunione del Consiglio di sicurezza trasmessa in tivù. Non la voleva Dmitri Kozak, il vicecapo dell’amministrazione presidenziale, che aveva la delega per l’ucraina e in seguito sarebbe stato rimosso. Non voleva la guerra Valentina Matviyenko, presidente del Consiglio della federazione russa e terza carica dello Stato. E aveva suggerito di continuare a negoziare con gli americani persino Sergey Patrushev, l’antico collega di Putin nel Kgb che oggi presiede il Consiglio di sicurezza dopo una lunga carriera a capo dei servizi segreti”.

E prosegue: ”Lo scopo di Putin è sempre stato lo stesso: asservire l’Ucraina, come passo per sovvertire l’ordine europeo emerso con la fine dell’Unione Sovietica («la più grande catastrofe geopolitica del ventesimo secolo»). Quell’obiettivo non è mai cambiato ed è di esso che noi europei dobbiamo tenere conto quando, per l’ennesima volta, torniamo a chiederci come avvicinare la fine della guerra. Un’iniziativa «diplomatica» dell’Unione Europea o di alcuni dei suoi governi per spingere l’Ucraina a cedere tutto il Donbass — ammesso che sia politicamente possibile — non risolverebbe il conflitto: consegnerebbe ai russi l’ultima cintura fortificata da cui poter dilagare verso Kharkiv a nord o verso Odessa a sud-ovest, tagliando fuori il Paese dal mare e rendendolo vassallo di Mosca”.

E conclude: ”Herman Gref, il capo della più grande banca russa, si è spinto a dire in pubblico che tutti i russi dovrebbero volere la pace e che l’economia del Paese così non può tenere. Per gli europei è tempo di cercare contatti sotterranei con queste élite putiniane, compromesse ma potenzialmente infedeli. È tempo di offrire loro strade per la defezione in Europa, in modo da indebolire il regime. Limitarsi a sanzionare tutti gli uomini di Putin soddisfa sì il nostro senso di giustizia, ma intrappola gli oligarchi nel loro Paese e li obbliga ad arroccarsi attorno al Cremlino: complici fino all’ultimo giorno. Invece noi dobbiamo scavare il terreno sotto ai piedi di Putin, minando le fedeltà nel suo sistema

Tesi centrale

Vladimir Putin non ha mai cercato né cerca una via d’uscita negoziata dal conflitto in Ucraina: il suo obiettivo di fondo rimane l’asservimento dell’Ucraina per sovvertire l’ordine geopolitico europeo. Spingere Kiev a cedere territori (come il Donbass) per un’illusoria diplomazia servirebbe soltanto ad aprire la strada a una totale vassalizzazione del Paese. L’Europa ha dunque il compito storico di agire concretamente su tre fronti per difendere l’Ucraina e la stabilità del continente.

I tre punti chiave dell’analisi

  1. La natura del regime e della guerra:
    1. Nessuna moderazione reale: alla vigilia dell’invasione del 2022, persino fedelissimi del Cremlino (come Naryshkin, Kozak e Patrushev) sconsigliavano l’attacco imminente, ma non per moderazione, bensì per calcolo tattico.Obiettivo invariato: i costi enormi della guerra (centinaia di migliaia di vittime russe, isolamento internazionale, devastazione del Donbass) dimostrano che non si tratta di una disputa territoriale locale, ma di un piano mirato a scardinare l’assetto europeo nato dopo la fine dell’URSS.
    1. Nessun segno di resa: nonostante il rallentamento dell’avanzata e i crescenti attacchi ucraini su territorio russo, il Cremlino prosegue nei rastrellamenti di uomini al fronte e nei bombardamenti balistici, attendendo soltanto segni di stanchezza nell’Occidente.

Le 3 azioni proposte per l’Europa

  1. Utilizzare i beni e le riserve russe congelate:
    1. È urgente strutturare subito un meccanismo finanziario basato sui beni russi bloccati, garantendo a Kiev il sostegno economico di lungo periodo ed evitando il rischio di futuri blocchi politici in Europa (ad esempio in vista di possibili cambi di governo in Francia).
  2. Potenziare la difesa aerea contro i missili balistici:
    1. I Paesi europei (in particolare Italia, Francia e Regno Unito, che producono alternative ai sistemi americani Patriot) devono incrementare drasticamente la fornitura e la produzione di intercettori per proteggere le città ucraine e contrastare la strategia del terrore missilistico russa.
  3. Sfruttare le crepe nell’élite di Mosca (diplomazia d’intelligence e defezioni):
    1. Di fronte alle prime prese di posizione pubbliche preoccupate sulle tenuta dell’economia (come quelle di Herman Gref), l’Europa deve stabilire contatti riservati con l’élite economica e di potere russa.
    1. Anziché limitarsi a sanzionare indistintamente tutta la cerchia di Putin (spingendola così ad arroccarsi attorno al Cremlino), occorre offrire vie di defezione e garanzie verso l’Europa per spaccare la fedeltà interna al regime.

Conclusione

L’unica strada rapida per una tregua immediata sarebbe abbandonare l’Ucraina a una vittoria russa, ma il prezzo per l’Europa sarebbe altissimo. I leader europei attuali sono di fronte a una responsabilità storica per garantire la sicurezza e l’ordine democratico del continente.

14 agosto 2026