Giovanni Tria e Patrizio Messina hanno pubblicato sul Corriere della Sera un editoriale in cui sostengono una manifesta debolezza strutturale dell’economia europea: le imprese dipendono ancora troppo dal credito bancario, mentre i mercati dei capitali sono molto meno sviluppati di quelli statunitensi. Per finanziare gli enormi investimenti necessari alla crescita e alla competitività europea, è quindi indispensabile completare davvero la Capital Markets Union (CMU).
Scrivono i due economisti: ”Esiste uno squilibrio tra l’ingente fabbisogno di investimenti dell’economia europea e una struttura finanziaria che continua a fare affidamento prevalentemente sul credito bancario, lasciando al mercato dei capitali un ruolo ancora troppo limitato. La costruzione di un mercato unico dei capitali europeo resta una delle sfide più urgenti per il futuro dell’unione. Già nel 2023, Panetta, Governatore di Banca d’Italia, lo aveva evidenziato con chiarezza: le misure adottate per completare la Capital Markets Union (CMU) sono insufficienti. I mercati dei capitali europei restano, per volume e livello di sviluppo, una frazione di quelli statunitensi, e le imprese europee continuano a finanziare la propria attività prevalentemente attraverso il canale bancario. Questo squilibrio rende sempre più concreta l’esigenza di dotare l’Europa di un «safe asset» comune, capace di offrire al mercato finanziario europeo un punto di riferimento comune attorno al quale costruire un sistema realmente integrato. Si tratta di criticità già evidenziate nel nostro position paper «Verso un nuovo Safe Asset Europeo» pubblicato nel 2025”.
E proseguono: ”L’insegnamento che si ricava dalle principali economie avanzate è che un mercato dei capitali maturo ha bisogno di un safe asset attorno al quale strutturarsi — ed è esattamente ciò di cui l’Europa oggi non dispone —. Il safe asset per eccellenza dovrebbe essere rappresentato da titoli del debito europeo, ma fino a quando l’opposizione politica di gran parte dei paesi membri della Ue ne impedisce la realizzazione, la cartolarizzazione con garanzia sovranazionale potrebbe in parte colmare questa lacuna, offrendo un titolo liquido e affidabile, superando l’attuale frammentazione legata alla coesistenza di diversi bond governativi nazionali utilizzati come benchmark di riferimento”.
Il nodo centrale, secondo gli autori, è l’assenza di un «safe asset» europeo, cioè di un’attività finanziaria comune, liquida e affidabile, che possa diventare il punto di riferimento dell’intero mercato dei capitali. Draghi ha sottolineato come un simile strumento renderebbe la CMU più integrata, favorendo valutazioni omogenee degli investimenti e attirando capitali internazionali. Anche Enrico Letta ha indicato nella cartolarizzazione un possibile ponte tra banche e mercati finanziari.
La proposta degli autori è proprio quella di utilizzare la cartolarizzazione con una garanzia europea. L’esperienza italiana delle GACS, che ha contribuito a riattivare il mercato delle sofferenze bancarie, e quella del Fondo Europeo per gli Investimenti, che garantisce cartolarizzazioni a favore delle PMI, dimostrano che una garanzia pubblica ben progettata può funzionare.
Il meccanismo immaginato sarebbe relativamente semplice: una società veicolo acquisterebbe crediti e finanzierebbe l’operazione emettendo diverse classi di titoli. La garanzia europea coprirebbe soltanto i titoli senior, e solo se dotati di adeguato merito creditizio. In questo modo si potrebbe creare un’attività finanziaria sufficientemente sicura e liquida da fungere da riferimento comune per gli investitori europei.
L’obiettivo ideale rimane un vero debito comune europeo, che rappresenterebbe il safe asset per eccellenza. Ma le resistenze politiche di molti Stati membri rendono oggi difficile realizzarlo. La cartolarizzazione garantita a livello europeo potrebbe dunque essere una soluzione intermedia e pragmatica, capace di ridurre la frammentazione provocata dalla presenza di diversi titoli di Stato nazionali.
La conclusione è soprattutto politica: non servirebbe inventare strumenti completamente nuovi, perché l’Europa dispone già delle norme e delle esperienze necessarie. Ciò che manca è la capacità di mettere a sistema gli strumenti esistenti e trovare un accordo politico. E, secondo Tria e Messina, questo percorso potrebbe essere molto più realistico e meno problematico del varo immediato di un vero debito comune europeo.
In una frase: l’Europa ha bisogno di un mercato dei capitali veramente unico, e nell’attesa politicamente difficile di un debito comune, una cartolarizzazione sostenuta da una garanzia europea potrebbe creare quel «safe asset» che oggi manca e mobilitare più capitali verso imprese e investimenti.
14 agosto 2026





