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Economia

La mancata riforma del fisco promessa dal governo Meloni: far pagare le  tasse a chi non le paga 2

Afferma Nicola Fratoianni, leader di Avs (Alleanza Verdi e Sinistra): ”Con il governo Meloni a festeggiare sono furbetti ed evasori. Questa è la verità, lo dicono i dati. Nel 2024 lo Stato ha incassato solo 12,8 miliardi dei 72,3 di imposte accertate: il 17,7%, in calo rispetto al 20,7% del 2023. Ancora peggio è il dato delle cartelle esattoriali che incassano appena 1,3 miliardi, il 3,1%”.

E questo sarebbe il risultato di scelte che premiano l’elusione e scaricano il peso fiscale su lavoratori dipendenti e pensionati.

Continua: ”Per questo ci opponiamo ad una idea di Italia, patria dei condoni e della flat tax per i ricchi stranieri.Vogliamo costruire un paese di giusti, non si furbi. Anche per questo serve una svolta, come abbiamo detto a Terra! la nostra festa nazionale”.

Non è che le opposizioni che stanno contestando da tempo le linee d’azione del governo Meloni non abbiano ragione. L’evasione e l’elusione fiscale, in Italia, hanno raggiunto livelli intollerabili. Nella nostra Italia lo Stato deve stare dalla parte di chi lavora e paga tutto fino all’ultimo centesimo, non di chi aggira le regole. La flat tax, introdotta su determinante impulso del leghista Salvini, non dovrebbe diventare una scorciatoia per pagare meno imposte a parità di capacità contributiva. E invece… c’è chi non paga per evasione o elusione e il nostro Paese può vantare un tax gap di un centinaio di miliardi di euro. A soffrirne no, naturalmente, i conti pubblici non in grado di affrontare i grandi problemi sul versante sanità, istruzione, lavori pubblici e sostegno alle imprese in difficoltà, anche stante la situazione geo-politica mondiale che non accenna a rasserenarsi.

In Italia abbiamo il lavoro autonomo non tracciato: situazioni in cui si evita il pagamento di imposte o IVA approfittando del contatto diretto con il cliente e stiamo avvicinando ad un tax gap in Italia (la differenza tra le entrate fiscali teoriche e quelle effettivamente riscosse, stimato oggi tra gli 82 e i 100 miliardi di euro all’anno (circa il 9% del PIL). Questa cifra include sia le mancate entrate tributarie sia i contributi non versati. E il governo ne è al corrente, ma non adotta le necessarie ed opportune contromisure.

Ci sono evasori totali o parziali: chi percepisce compensi in nero o non dichiara del tutto i propri guadagni al fisco. Meloni aveva promesso la riduzione del carico fiscale sui contribuenti ma il traguardo è molto lontano da essere raggiunto.

Gli osservatori suggeriscono:

1. La riforma del sistema dei regimi fiscali.

Ridurre gradualmente le differenze di tassazione tra:

  • dipendente;
  • pensionato;
  • autonomo;
  • piccolo imprenditore;
  • società.

Non significa tassare tutti allo stesso modo: significa che a parità di reddito realmente disponibile e di capacità contributiva, non dovrebbe esserci una differenza enorme determinata semplicemente dalla forma giuridica con cui quel reddito viene prodotto.

L’UPB ha recentemente evidenziato, peraltro, quanto l’IRPEF abbia inciso negli anni sulla distribuzione dei redditi da lavoro e come le modifiche recenti abbiano alleggerito soprattutto alcune fasce basse e medie.

2. Lotta all’evasione: passare dai controlli tradizionali all’incrocio sistematico dei dati.

Qui c’è probabilmente il margine maggiore.

L’Italia dispone ormai di una quantità enorme di informazioni: fatture elettroniche, corrispettivi, banche dati fiscali, dati immobiliari, pagamenti elettronici, dichiarazioni, contributi previdenziali.

Bisognerebbe utilizzarle per costruire indicatori automatici di anomalia, concentrando i controlli sui casi realmente sospetti.

Non serve perseguitare il piccolo commerciante che sbaglia una registrazione da 50 euro. Serve chiedersi perché un’attività dichiari sistematicamente redditi incompatibili con il volume di affari, i dipendenti, i consumi, gli immobili e il tenore economico osservabile.

E soprattutto: premiare chi è regolare.

Un contribuente che per cinque anni dichiara correttamente dovrebbe avere meno controlli, procedure più semplici e magari un sistema di certificazione dell’affidabilità fiscale.

3. Occorrerebbe rendere molto più difficile l’evasione senza aumentare necessariamente le aliquote.

È una distinzione fondamentale.

Se recuperassimo una parte significativa del gettito oggi sottratto al fisco, una quota dovrebbe essere utilizzata per ridurre le imposte sui redditi da lavoro.

Questo produrrebbe un circolo virtuoso: più contribuenti effettivi → più gettito → aliquote più basse → maggiore convenienza a dichiarare → ulteriore ampliamento della base imponibile.

Continuare ad aumentare il prelievo sui contribuenti già perfettamente identificati. Il loro reddito è estremamente trasparente: il sostituto d’imposta conosce quanto viene pagato e quanto deve essere trattenuto.

C’è chi le tasse non può non pagarle e sappiamo chi sono i soggetti fedeltà fiscale: lavoratori dipendenti e pensionati con trattenuta alla fonte. Occore non dimenticarsi che sul lato ”evasione”, persiste il vizio del legislatore all’utilizzo di condoni e strumenti simili, che incentivano comportamenti evasivi ed elusivi con la quasi totale certezza che prima o poi ogni ammanco scoperto dal fisco potrà essere sanato.

Il problema è che il loro reddito è estremamente trasparente: il sostituto d’imposta conosce quanto viene pagato e quanto deve essere trattenuto.

Per alcune categorie di autonomi e attività economiche, invece, esiste storicamente una maggiore possibilità di sottrarre materia imponibile. La stessa documentazione del MEF mostra che il problema dell’evasione è particolarmente significativo proprio in alcune componenti del lavoro autonomo e dell’impresa.

2 Continua