Ecco una sintesi dell’articolo di Veronica De Romanis pubblicato su La Stampa, incentrato sulla gestione del debito pubblico e sulle recenti dichiarazioni dei leader di governo.
Scrive la prof.ssa de Romanis: «Bisogna agire subito sullo stop del Patto di Stabilità» ha affermato la premier Giorgia Meloni in occasione della sua visita al Vinitaly a Verona. Stesso monito era arrivato qualche giorno fa dal vicepremier Matteo Salvini. «Se non si cambia, faremo da soli» aveva detto. Il messaggio è chiaro: bisogna sostenere famiglie e imprese, pertanto, le norme europee che limitano i bilanci pubblici vanno sospese così da poter spendere a debito. Semplice? Non proprio. Salvini sembra dimenticare un aspetto non secondario: per finanziare il debito bisogna trovare chi sia disposto ad acquistarlo. “Fare da soli” non è, dunque, una strada praticabile. Inutile continuare a raccontare una realtà che non esiste. La realtà è fatta di regole, procedure e, soprattutto, mercati”.
Continua la de Romanis: ”Le esperienze passate, in realtà, che in situazione di incertezza, i nostri connazionali si comportano – mediamente – come gli altri: se non si fidano, disinvestono. E, allora vanno convinti offrendo loro un rendimento più elevato: l’Italia già spende 85 miliardi di spesa per interessi, circa il 4,5 per cento del Pil, una quota inferiore solo a quella dell’Ungheria che sfiora il 6 per cento. L’inganno sta proprio qui. L’ulteriore spesa, distribuita sotto forma di sostegni e aiuti, dovrà essere finanziata con nuove tasse. Ed è a questo punto che si arriva alla beffa: il contributo di coloro che hanno aderito ai vari condoni, concordati preventivi e programmi di Pace fiscale – misure care proprio a Salvini – risulterà inevitabilmente inferiore. Dì conseguenza sarà necessario ricorrere ad altro debito. Si innesta, dunque, un circolo vizioso di cui non si avverte davvero il bisogno. Sembrerà banale dirlo, ma in un quadro di crescente complessità sgombrare il campo da ipotesi irrealistiche dovrebbe essere prioritario”.
L’autrice critica le posizioni espresse da Giorgia Meloni e Matteo Salvini riguardo alla richiesta di sospendere il Patto di Stabilità per poter sostenere famiglie e imprese attraverso una spesa in deficit. De Romanis definisce “soluzioni irreali” quelle proposte dal governo, analizzando il problema sotto tre profili principali:
1. Le Regole e la realtà europea. Il nuovo Patto di Stabilità, firmato proprio dall’attuale governo nel 2024, prevede la sospensione delle regole solo in caso di grave recessione generalizzata (come durante il Covid), scenario che non si applica alla situazione attuale. L’autrice sottolinea come l’Italia sia particolarmente vulnerabile a causa dell’alto debito, aggravato in passato da misure come “Quota 100”.
2. Il confronto con la Francia e la crescita. Viene citato l’esempio francese: la Francia è rimasta sotto procedura per disavanzo eccessivo per nove anni senza picchi dello spread perché i mercati avevano fiducia nella sua capacità di crescita e di rientro del debito. Al contrario, l’Italia soffre di una crescita stagnante, che è il principale indicatore osservato dagli investitori (nazionali ed esteri) per decidere se prestare soldi allo Stato.
3. L’illusione del “Fare da soli”. De Romanis smonta l’idea di Salvini e Meloni secondo cui, mettendo il debito nelle mani degli italiani (“nazionalizzazione del debito”), il Paese sarebbe più libero dai vincoli europei.
- Il rischio: non esiste prova che i risparmiatori o le banche italiane comprino titoli per “patriottismo” in caso di crisi; se non c’è fiducia, disinvestono come gli stranieri.
- Il costo: per convincere gli investitori a comprare titoli italiani, bisogna offrire rendimenti alti. L’Italia spende già 85 miliardi l’anno in interessi.
Conclusione: il circolo vizioso L’autrice avverte che finanziare nuovi aiuti con il debito porterà inevitabilmente a nuove tasse o a ulteriore debito, soprattutto perché i vari condoni e “paci fiscali” riducono le entrate dello Stato. Il rischio è l’innesco di un circolo vizioso pericoloso, basato su promesse che ignorano il funzionamento reale dei mercati finanziari.
15 aprile 2026





