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Economia

E il nostro debito pubblico continua a salire! 1

L’analisi che si può fare sull’andamento dei conti pubblici è piena zeppa di insidie. Da un lato la maggioranza di governo gongola per l’innalzamento del rating dalle agenzie a ciò preposte. Buone notizie, insomma, per l’Italia sul fronte della fiducia internazionale. La canadese Dbrs Morningstar ha deciso di alzare la valutazione del debito sovrano italiano, portandola da BBB (High) a A (Low), con trend stabile. Un passo in avanti significativo, che segna il ritorno del Paese nella fascia “A” delle economie considerate solide e affidabili. Nella nota diffusa da Washington, Dbrs sottolinea che il governo guidato da Giorgia Meloni «si sta dimostrando stabile e credibile», descrivendo per l’Italia «un periodo di stabilità politica che garantisce maggiore prevedibilità nell’elaborazione delle politiche e credibilità nei piani di bilancio».l’attuale propone è un riassunto molto critico e polemico della situazione economica italiana e dell’operato del Governo Meloni, toccando nervi scoperti del dibattito pubblico, in particolare il debito, l’evasione fiscale e la gestione della manovra finanziaria.

È importante analizzare alcuni punti, distinguendo tra dati di fatto e interpretazioni politiche/economiche.

1. Debito pubblico e crescita

I dati sul debito:

  • La cifra sull’aumento del debito pubblico (oltre 352 miliardi di euro) tra settembre 2022 e i dati più recenti (agosto 2025: 3.082,1 miliardi di euro) è corretta in termini di valore assoluto in miliardi di euro ed è anche un campanello d’allarme per il ministro Giorgetti.
  • Il debito pubblico italiano è tornato prepotentemente a salire. Nella rilevazione relativa al mese di agosto 2025 ha fissato un nuovo massimo storico. Secondo quanto comunicato dalla Banca d’Italia alla fine del periodo in esame il debito pubblico era salito a 3.082,2 miliardi di euro rispetto ai 3.056,8 miliardi (dato rivisto) di inizio mese; l’incremento mensile è stato pari a circa 25,4 miliardi di euro.
  • Rispetto al dato dello stesso mese dello scorso anno (2.963 miliardi di euro) il debito pubblico è cresciuto di circa 119 miliardi.
  • Il debito in Italia è in effetti il più alto d’Europa in rapporto al PIL (attorno al 135% del PIL) e la sua crescita in valore assoluto è una tendenza storica che prosegue.
  • Tuttavia, il parametro più significativo per l’Unione Europea e i mercati non è il valore assoluto, ma il rapporto Debito/PIL. Molto dell’aumento recente è legato agli oneri straordinari (come l’eredità del Superbonus) e al finanziamento di misure per fronteggiare crisi energetiche e inflazione, oltre che alle dinamiche del PIL.

Gli interessi sul debito:

  • La spesa annuale per interessi è un costo enorme per lo Stato, una cifra che si aggira intorno agli 80-90 miliardi di euro (mentre sono ben 400 i miliardi di euro che il sig. Giorgetti deve reperire sui mercati finanziari e sono il valore totale dei BTP e di altri titoli di Stato da rifinanziare/collocare annualmente).
  • È un dato di fatto che l’Italia è l’unico Paese nell’UE a spendere, in percentuale del PIL, più in interessi sul debito che in istruzione, un segnale strutturale preoccupante delle difficoltà del Paese.

2. Evasione fiscale e politica fiscale

Evasione:

  • La stima di 100 miliardi di euro all’anno di evasione fiscale totale (tax gap) è in linea con la media del quinquennio 2017-2021 (circa 96 miliardi, di cui 84,4 miliardi tributari). È un problema endemico e colossale.

Condoni e “Tregua fiscale”:

  • Le critiche sulla politica fiscale che privilegia “condoni” o “tregue fiscali” a scapito di una riforma strutturale per costringere tutti a pagare sono un punto cardine del dibattito.
  • Il Governo ha respinto l’uso del termine “condono” definendo le sue misure (es. “pace fiscale”, annullamento cartelle sotto i 1.000 euro) come “operazioni di buon senso” o “rottamazioni” per smaltire carichi inesigibili. Tuttavia, molti analisti e oppositori le considerano a tutti gli effetti delle forme di sanatoria (o tax amnesty), che rischiano di minare la fiducia dei contribuenti onesti.
  • La premier Meloni ha rivendicato un recupero record dell’evasione nel 2024 (33,4 miliardi), attribuendolo anche alle norme del suo Governo. La critica rimane che il recupero straordinario non sostituisce la lotta strutturale al tax gap complessivo.
  • 3. Critica alla gestione e alla comunicazione
  • Mancanza di interventi strutturali:
  • L’osservazione secondo cui per la manovra bastava “un gruppo di ragionieri” riflette la critica diffusa che il Governo non abbia avuto il coraggio o le risorse per attuare le riforme strutturali promesse in campagna elettorale, limitandosi a una gestione contabile delle emergenze e a misure una tantum (come i tagli al cuneo fiscale, spesso solo prorogati, o i finanziamenti da extra-profitti). Ed è così.
  • Molti osservatori economici criticano la manovra finanziaria 2025 per l’assenza di provvedimenti credibili in favore della crescita a lungo termine.
  • Comunicazione e controllo dei media:
  • La denuncia sulla scarsa copertura mediatica del debito e sul presunto controllo della TV pubblica (RAI) da parte del governo è una critica politica molto frequente in Italia, sollevata dall’opposizione e da parte della stampa, e riguarda il tema più generale del pluralismo informativo.
  • Conclusione: una valutazione non venata di partigianeria:
  • Il ragionamento è una sintesi molto forte e ben argomentata delle critiche mosse all’esecutivo da parte dell’opposizione politica e di molti analisti economici.
  • 20 ottobre 2025
  • 1. Continua